Comune di Roma, Punti verdi: come far sparire il buco di 233 mln

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Comune di Roma, Punti verdi: come far sparire il buco di 233 mln

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Concludiamo oggi la panoramica sulla situazione dei Punti Verdi Qualità non per una sorta di ossessione estiva del cronista a corto di notizie, ma perché i danni potenziali che potrebbero derivare dalla escussione di quel 95% del quale il Comune si fa garante nel caso, come sta avvenendo, i concessionari non provvedano a pagare le rate dei mutui, potrebbe determinare un danno quasi paragonabile all’ammontare dei 450 milioni di tagli che il campidoglio si appresta a fare di qui ai prossimi 3 anni. Ricapitoliamo; rispetto ad una ipotetica esposizione finanziaria dell’Amministrazione di 360 milioni risultano incagliati (ovvero non pagati) mutui per 233 milioni per i quali le banche hanno richiesto l’intervento a garanzia dell’Amministrazione.Secondo la relazione Serra ne rimangono altri 160 milioni che i concessionari debbono pagare anche se siamo a conoscenza che da circa un anno quasi tutti non pagano più. Vediamo allora come il Comune intenda limitare i danni.

COME RIDURRE L’ESPOSIZIONE – Il primo passo è quello di verificare la possibilità di ridurre l’esposizione finanziaria soprattutto verso la BCC rinegoziando tempi e modalità di rientro dall’esposizione. Una rimodulazione del debito che chiama in causa le banche per “la mancanza di una adeguata istruttoria della sostenibilità dei piani finanziari che i concessionari hanno presentato al momento alla richiesta di mutuo”. Che è un po come scaricare sulle banche la responsabilità di piani cui magari anche il Comune avrebbe dovuto almeno dare un occhio. Soluzione che comunque va a vantaggio dei concessionari virtuosi che sono in grado di diluire nel tempo il loro debito. L’altra grande pensata è quella di chiedere la cancellazione della fideiussione per quei mutui concessi senza i necessari approfondimenti e che quindi ricadono sotto la responsabilità degli suoi uffici degli istituti di credito.

COSA DICE L’UFFICIO DI SCOPO – “Si tratterebbe in sostanza – prosegue la relazione del dirigente Serra-  di ottenere dagli istituti finanziatori o una riduzione sic e sempliciter di quanto dovuto da Roma Capitale oppure di ottenere, fermo restando le condizioni favorevoli dei mutui all’epoca concessi, la rimodulazione del mutuo su un arco temporale di 25 o 30 anni per i concessionari, riportando così in equilibrio il PEF a sostegno della gestione”. Una sorta di soluzione politica che farebbe contenti suonati e suonatori ma potrebbe provocare un terremoto soprattutto negli uffici della Bcc che i 360 milioni hanno erogato. Intanto il Comune potrebbe ricontrattare la durata della concessione per i mutui “la cui restituzione risulta temporaneamente sospesa, a causa di ragioni obiettive anche riferibili alla attuale situazione economica del paese ed alla contrazione della domanda di sevizi alla persona.”

NECESSARIE NUOVE GARANZIE – Ovviamente, una volta scappati i buoi dalla stalla, si dovrà applicare  uno stringente e reale sistema di garanzie, mai applicato precedentemente, che consentirebbe da un lato di rientrare di quanto già versato da Roma Capitale agli istituti finanziatori e ridurrebbe allo strettamente patologico l’esposizione finanziaria di Roma Capitale.” Il debito residuo garantito dal Comune verrebbe scaricato sulla gestione commissariale che è ormai divenuto il pozzo senza fondo sul quale scaricare debiti e impicci di decenni. Auguri, verrebbe da dire, se non fosse che quei 360 milioni liquidi e sull’unghia, hanno messo in circolo una massa di danaro che ha favorito speculazioni e truffe vere e proprie, mentre oggi le banche ti fanno morire prima di concedere un modesto credito all’artigiano che nel frattempo fallisce. C’è poi da dire che se dovessero emergere rilevanti aspetti penali in tutta questa vicenda, e noi lo sospettiamo, il giochino di scaricare sulle banche, allungare il brodo e inzeppare il debito storico commissariato, potrebbe saltare con conseguenze inimmaginabili.

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