Tuscolano, banda di napoletani raggira trentatre anziani

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Tuscolano, banda di napoletani raggira trentatre anziani
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Avrebbero truffato anziani in zona San Giovanni spacciandosi per amici di un figlio o comunque di un familiare della vittima e riuscendo così a farsi dare soldi con la scusa che sarebbero stati necessari per poter incassare i proventi derivanti da un’assicurazione stipulata dal congiunto. Per questo quattro persone sono finite in carcere. Truffa, circonvenzione di incapace, e furto in abitazione: sono i reati contestati agli indagati dal procuratore aggiunto Leonardo Frisani. Denunciata una quinta persona.

SONO TUTTI NAPOLETANI – Tutti sono nati e residenti nella provincia di Napoli. Secondo l’accusa il gruppo, in trasferta nella capitale dal lunedì al venerdì, raggirava gli anziani e le persone sole, inducendole a consegnar loro ingenti somme di denaro. Sono 33 gli episodi contestati di truffe (molte delle quali consumate) cui vanno aggiunti anche alcuni di furti in abitazioni. Il gruppo avrebbe operato dall’aprile 2012, per lo più a San Giovanni, con un danno per le vittime quantificato dagli investigatori della polizia, per complessivi 56mila euro.

ECCO COME OPERAVANO – Il modus operandi era sempre lo stesso: dopo aver avvicinato e carpito la fiducia dell’anziana vittima, anche facendola parlare al telefono con una terza persona che si spacciava per il familiare e che lo convinceva a consegnare la somma richiesta, veniva accompagnato in banca e, con una scusa, invitato a ritirare dei soldi o dal bancomat o allo sportello. In qualche caso, le vittime si sono ritrovate il proprio appartamento svaligiato. La banda, stando alle intercettazioni, non si è fermata neppure quando un mese fa è stata data notizia dell’arresto, da parte dei carabinieri, di altri otto napoletani che, con le stesse modalità, hanno raggirato, tra il 2012 e il 2013, un centinaio di anziani con un bottino di oltre 1 milione di euro. “A quelli li hanno fregati, a noi non ci ferma nessuno”, commentava al telefono con evidente soddisfazione uno del secondo gruppo ora finito in manette.

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