Castelnuovo Di Porto, rifugiati in protesta bloccano la via Tiberina

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Castelnuovo Di Porto, rifugiati in protesta bloccano la via Tiberina

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Diritti negati, non solo a Lampedusa e dintorni. Dalle sette di stamattina centinaia di ospiti del CARA di Castelnuovo di porto manifestano anche all’esterno del centro sulla via Tiberina, dove i migranti hanno bloccato la sede stradale posizionando di traverso un camion dopo aver fatto scendere l’autista in località Ponte Storto. Il traffico è andato in crisi in tutta la zona per ore. Protestano contro le condizioni di vita all’interno del centro e contro l’attuale ente gestore, la cooperativa Auxilium, che non avrebbe ancora erogato il cosiddetto “pocket money”, vale a dire la piccola paga sotto forma di “card” prevista ogni mese per ciascun ospite (2,5 euro al giorno) per provvedere alle minime spese all’interno del centro.

UN MESE FA ALTRI EPISODI DI TENSIONELa tensione tra i migranti è ritornata appena un mese dopo dall’ultima crisi quando, il 15 maggio scorso, la polizia aveva fatto ingresso nel centro per placare la situazione, ottenendo la violenta reazione degli stranieri con un lancio di sassi. Allora i motivi della protesta sarebbero stati da addebitarsi alla eliminazione del bus usato per far spostare i migranti e dell’ambulanza interna alla struttura. Le problematiche si ripetono oggi e la vicenda assume dunque toni ancora più gravi se si pensa che da poco è arrivata la cooperativa Auxilium a gestire il centro e che i disagi per gli ospiti del centro dovrebbero progressivamente diminuire anziché aumentare. Forte è l’attenzione alle condizioni dei migranti. A interessarsi della vicenda la consigliera regionale Marta Bonafoni come la parlamentare 5stelle Carla Ruocco.

LA POSIZIONE DI ERICHES – A sottolineare le difficoltà di gestione da parte del nuovo operatore è la cooperativa Eriches 29: «Le cronache degli ultimi mesi hanno sottolineato come la cooperativa Auxilium sia in difficoltà nel gestire le strutture che le sono state assegnate». Dopo gli episodi di maggio e le problematiche di oggi la Eriches è tornata a stigmatizzare la situazione ricordando la sua esclusione dalla gestione del Cara di Castelnuovo Di Porto nel marzo scorso, anche in attesa della decisione del 12 giugno del Consiglio Di Stato sul suo ricorso. Tutto iniziò «dal 1 marzo scorso, quando alla vigilia della nostra immissione in servizio, il Giudice Linda Sandulli, che presiede la 1 sezione ter del TAR Lazio, stoppa per ben due volte il nostro ingresso presso il CARA di Castelnuovo di Porto che avrebbe fatto risparmiare alla prefettura ben 2 milioni di Euro l’anno» spiegano da Eriches. «Eriches 29 sottoscrive un contratto dopo 4 mesi di analisi dell’offerta da parte della Prefettura di Roma e dopo aver subìto 4 approfondimenti della Stazione Appaltante ma la sentenza del Giudice Sandulli rimette in discussione il tutto decidendo a favore della Cooperativa Auxilium sulla gestione del CARA».

IL RISPETTO DELLE REGOLE PREVISTE – Come spiega ancora la Eriches «la Cooperativa Auxilium sembra non rispettare l’art. 4 comma a) nel quale si specifica che l’impresa avrebbe dovuto garantire l’assunzione degli addetti in organico sull’appalto.Il nuovo gestore ha, sì, garantito il riassorbimento dei lavoratori già impegnati, riducendo però l’orario di lavoro e le mansioni di questi. Non è stato, dunque, rispettato ciò che il bando imponeva. Nella stessa interrogazione ci si chiede il perché del mancato controllo da parte della Prefettura sul passaggio di consegne».

INTERROGAZIONI IN REGIONE E PARLAMENTO – Nei mesi scorsi la Eriches ha anche portato la vicenda all’attenzione delle istituzioni, con interrogazioni sia in parlamento che al consiglio regionale del Lazio. Tra i politici che seguono con attenzione la vicenda anche il capogruppo di Sel in Comune Gianluca Peciola che ha chiesto la chiusura dei Cara: «Il Cara di Castelnuovo di Porto è un luogo strutturalmente disumano, in cui le persone sono private delle libertà fondamentali. Il Governo deve avviare una nuova politica di accoglienza e di integrazione con la chiusura delle strutture detentive previste dalla nostra legislazione in materia di immigrazione».

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