Campidoglio, troppi uomini di Alemanno ancora con Ignazio Marino. E il Pd scalpita

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Campidoglio, troppi uomini di Alemanno ancora con Ignazio Marino. E il Pd scalpita

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E’ davvero curioso che sia proprio la cronaca romana di Repubblica (quotidiano da sempre amico) a raccogliere in modo rigorosamente anonimo (come ahimè d’uso corrente) i malumori che serpeggiano nella maggioranza dopo solo 100 giorni di luna di miele con Ignazio Marino. Succede, come già riportato da questa testata, che il sindaco ecceda nella riconferma di numerosi dirigenti della precedente amministrazione. Ricapitoliamo. Appena eletto il sindaco conferma senza indugi alla segreteria generale del Campidoglio Liborio Iudicello. Poi Salvi mantiene la poltrona della ragioneria generale del Comune nella quale rientra per il Dipartimento finanza Raffaele Marra. Nome noto alle cronache come direttore al Patrimonio con Antoniozzi, poi esiliato in Rai e dopo meno di un anno scaricato a Renata Polverini.

Se a volte ritornano chi invece non molla la poltrona di amministratore delegato di Roma Multiservizi è proprio Franco Panzironi con la nuova squadra di governo ha ben poiché affinità. Infine nel gabinetto guidato da Luigi Fucito viene ripescato al Cerimoniale il decaduto Francesco Piazza già fedelissimo del precedente sindaco. Per non parlare di Nardi, già vice capo di gabinetto di Alemanno, che avrebbe dato un sostanziale contributo al nuovo progetto della Giunta Marino per la riorganizzazione della polizia urbana.

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Tutti uomini di Alemanno? Sicuramente, ma qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di funzionari esperti con la sola macroscopica pecca di aver gestito il potere per conto dell’ex sindaco e della sua maggioranza sulla base di precisi indirizzi politici. E’ pur vero che gli ‘anonimi’ della maggioranza lamentano una sostanziale inattività del Consiglio a fronte dell’accentuato decisionismo di questo sindaco. Di qui il dubbio che Marino preferisca affidarsi al vecchio apparato amministrativo (oltre che al suo cerchio magico di fedelissimi) anziché scegliere uomini della maggioranza e soprattutto di quel Pd romano che l’ha sostenuto (in alcuni casi timidamente), ma che pure lo ha fatto eleggere.

Insomma, la personalità di Ignazio e le sue scelte manifesterebbero una oggettiva diffidenza nei confronti di uomini ed apparti del primo partito in città. Questione di poltrone? Certo, ma anche di rapporti con la maggioranza che sarà decisiva in Consiglio per superare snodi fondamentali quali il Bilancio. Il Consiglio di Roma capitale conta, eccome. Ne sa qualcosa Alemanno che proprio in Aula Giulio Cesare ha visto naufragare tante sue discutibili scelte. Infine una notazione marginale. Matteo Renzi a Roma non ha mai mietuto particolari consensi (ma forse i tempi cambiano), un pò per la forza delle lobby rosse e dell’apparato del Pd locale, un pò per la natura di questo partito ancora ancorato a valori tradizionali.

Ebbene, che Ignazio si sia portato ostentatamente a passeggio per i Fori il sindaco di Firenze, pare non sia stato particolarmente gradito da alcune componenti di quel che si apprestano ad affilare i coltelli in vista del Congresso. Si dice che Marino sia un tipo piuttosto spiccio e in qualche caso abbia minacciato le sue dimissioni se contestato da compagni e amici. Probabilmente si tratta solo di gossip interessati, ma che ancora non si intraveda un modello di governance di grande respiro tale da farci dimenticare il governo della destra, pare una realtà. Ragione di più per sostituire gli uomini che quel potere hanno gestito.

Giuliano Longo

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