Villa Massimo resta chiusa, gli abitanti rivogliono la pineta

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La pineta di Villa Massimo, prezioso polmone verde del quartiere Nomentano a pochi passi da piazza Bologna, resta ancora chiusa al pubblico. Dietro i cancelli serrati da un lucchetto un cantiere interrompe lo sguardo lasciando intravedere rami tagliati, cumuli di terriccio, calcinacci, sagome di giostre per bambini e un grande scheletro di una struttura in legno simile a una casa.

Il cartello affisso ai cancelli spiega che quelli in corso a Villa Massimo sono “lavori di riqualificazione area ludica” iniziati il 14 gennaio scorso e che avrebbero dovuto concludersi il 15 marzo 2013. Eppure nonostante siano trascorsi già quattro mesi dal preannunciato termine dei lavori, i tempi di consegna del parco non appaiono poi così imminenti. Qualche residente di tanto in tanto si ferma, dà un'occhiata all'interno della villa, cerca di capire, poi prosegue rassegnato. Da tredici anni questa pineta, che ha ospitato fino a fine Ottocento la più estesa delle ville suburbane di Roma, è al centro di una serie di vicende e, da tre anni a questa parte, è al centro della "bagarre" tra i cittadini e il gestore al quale il Municipio ha affidato l'opera di riqualifica.

A seguito di un bando indetto dal Comune nel 2000 che prevedeva l'assegnazione della gestione del parco di via di Villa Massimo, due imprenditori si erano aggiudicati la riqualificazione dell'area verde in cambio dello sfruttamento economico della zona e del suolo pubblico. Due anni fa la gestione del parco è passata totalmente nelle mani della società Dafi. L'imprenditore della ditta aveva deciso di rinnovare totalmente il parco presentando il progetto all'ex III municipio, attuale II, e al Comune di Roma, ma dopo anni di polemiche quei lavori partiti a gennaio non si sono ancora conclusi. Non si arresta, pertanto, la lotta dei cittadini che, stretti attorno al Comitato per la difesa della pineta di Villa Massimo, chiedono il rispetto delle regole che il Comune di Roma si è dato per gestire le aree paventando il rischio che lo spazio pubblico in cui sorge la pineta possa diventare sede di aree a pagamento, tra le quali un asilo privato e uno spazio multifunzionale. Un braccio di ferro, quello del comitato, che ha portato alla sospensione dei lavori e all'intervento del Consiglio di Stato.

«Lo scorso 12 giugno i lavori nella pineta sono ripresi, ma il 18 giugno la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per il Comune ha sollecitato l'Amministrazione a sospendere i lavori» spiega Anna Maria Bianchi del comitato per la difesa della pineta di Villa Massimo. «Il 26 giugno il Consiglio di Stato con provvedimento cautelare provvisorio ha sospeso il cantiere fino al 9 luglio. Nonostante ciò il 27 giugno i lavori sono iniziati ugualmente proseguendo freneticamente per poi essere interrotti a seguito dell'intervento dei carabinieri» prosegue la Bianchi. I cittadini chiedono che vengano ripiantati i 43 pini tagliati negli ultimi anni, che il concessionario restituisca alla fruizione dei cittadini le occupazioni abusive di suolo pubblico e il bagno pubblico privatizzato, che non si cambi la destinazione del parco approvando speculazioni commerciali di altro tipo, e che, infine, l’orario di chiusura del parco avvenga al tramonto, come per tutte le altre aree verdi, piuttosto che a tarda notte. Intanto il neo presidente del municipio II Giuseppe Gerace, intervenendo sulla questione, assicura: «Aspettiamo la sentenza del Consiglio di Stato e poi provvederemo ad incontrare i cittadini».

Samantha De Martin

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