Umberto I, i precari chiedono la stabilizzazione

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Coordinamento medici precari del Policlinico Umberto I di Roma ieri in audizione alla Commissione sanità per affrontare l’annosa questione dei contratti precari, che ora vede nella scadenza del prossimo 31 luglio il termine dei contratti. Ieri i rappresentanti dei dirigenti medici precari hanno fornito alla Regione dati che segnalano il sistematico ricorso a contratti a tempo determinato, incarichi di collaborazione ed esternalizzazioni per reclutare medici, infermieri e ausiliari che quotidianamente mandano avanti il Pronto soccorso, la Terapia intensiva e le sale operatorie della struttura. Di questi, 356 sono medici, alcuni dei quali precari anche da 16 anni.

La proposta avanzata dal Coordinamento alla Regione prevede percorsi di stabilizzazione che tengano conto degli anni di servizio già maturati. In tal senso, nel corso dell'audizione, si è parlato della proposta di legge regionale n. 19 presentata dai consiglieri Riccardo Agostini ed Enrico Panunzi che ai dirigenti medici precari è sembrata una buona base di partenza, da integrare con alcune modifiche che sono state riassunte in un documento lasciato agli atti della Commissione. Su questa possibilità i due consiglieri, presenti all'audizione, hanno manifestato la massima disponibilità. Il presidente Lena ha dichiarato che occorre andare oltre le periodiche proroghe delle scadenze contrattuali.

«Come è noto – ha detto – dopo l’orientamento assunto dal Consiglio dei Ministri sulla possibilità di prorogare al 31 dicembre la scadenza dei contratti precari all'interno della pubblica amministrazione, è allo studio una soluzione in tal senso anche per i medici precari dell'Umberto I, ma è ovvio che non è questa la soluzione definitiva che tutti cerchiamo. Per programmare una graduale internalizzazione delle risorse professionali della sanità regionale attualmente inquadrate in maniera atipica bisogna però effettuare una seria e approfondita ricognizione sui numeri effettivi e sui costi reali dell'operazione. La sanità del Lazio deve vivere, d'ora in avanti, di programmazione e non di continue emergenze. Ne va della credibilità delle istituzione, nonchè della tutela costituzionale della salute pubblica».

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