Marò rispediti in India. Terzi: non mi dimetto

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Alla fine i due marò sono stati rispediti in India. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di omicidio per l'uccisione di due pescatori indiani scambiati per pirati nel febbraio 2012, sono partiti ieri notte dall'aeroporto di Brindisi. L’accordo stipulato nelle scorse settimane per permettere ai due militari di prender parte al voto sarà dunque rispettato col loro rientro.

L'Italia, ha spiegato il Governo, “ha ottenuto dalle autorità indiane l'assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri di Marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali”. “Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute – prosegue la nota di Palazzo Chigi – il Governo ha ritenuto l'opportunità, anche nell'interesse dei Fucilieri di Marina, di mantenere l'impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto, del ritorno in India entro il 22 marzo. I Fucilieri di Marina hanno aderito a tale valutazione”.

Il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura che li sta accompagnando, ha precisato: “La decisione di sospendere il ritorno era basata sul silenzio indiano a una nostra richiesta chiara: questa corte non può nemmeno contemplare una pena capitale. Abbiamo ricevuto oggi una dichiarazione scritta sia sul trattamento dei marò che su questa questione”. “Quindi – ha aggiunto De Mistura – noi e i marò manteniamo la parola, ma restiamo fermi sulla posizione che i marò vanno giudicati in Italia e che chiediamo una arbitrato”.

“Prendiamo atto della decisione” assunta dall'Italia, ha dichiarato all'Asca Michael Mann, portavoce dell'alto rappresentante europeo per la politica estera Catherine Ashton “sperando che la disputa sulla sostanza del problema”, ovvero la competenza giuridica del caso, “venga risolta al più presto”.

“La situazione si sta normalizzando, e non stiamo mandando i nostri militari allo sbaraglio, incontro ad un destino ignoto. Non rischiano la pena di morte” ha assicurato in un’intervista a Repubblica il ministro degli Esteri Giulio Terzi, spiegando che lo "strappo" con l'India era necessario altrimenti "non avremmo potuto contrattare con il governo indiano le condizioni attuali, che prevedono per loro condizioni di vivibilità quotidiana nel paese e la garanzia che non verrà applicata la pena massima prevista per il reato di cui sono accusati”. il ministro, al centro di molte polemiche per questa controversa vicenda ha quindi dichiarato di non avere alcuna intenzione di dimettersi.

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