«Atac, dopo il giudizio dell’Antitrust nulla cambierà»

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Nel novembre scorso l’aula Giulio Cesare ha votato all'unanimità, con eccezione del mio voto contrario, l'affidamento ad Atac di tutto il trasporto locale in superficie e in metropolitana, fino a dicembre 2019.

La motivazione fu che in un momento di risanamento dell’azienda, bisognava darle fiducia e tutelare i dipendenti della storica azienda romana. Io ritengo, senza troppi giri di parole, che Atac sia un carrozzone di clientele di partito, di consulenze d’oro e di manager strapagati e stia al trasporto cittadino, come Alitalia a quello aereo. Sarebbe ora che i giornali iniziassero infatti a pubblicare le liste dei 90 supermanager, che intascano dai 150.000 ai 550.000 euro l’anno e sono pagati almeno tre volte tanto un direttore del comune di Roma.

Insomma, la mia è stata una denuncia politica: l’aver ancora affidato tutto il top ad Atac rappresenta un vero e proprio schiaffo ai romani, visto poi che pagano 3.000 delle vecchie lire a corsa e ripianano i debiti causati dalla “mala gestio”, mentre gli autisti vengono spremuti, i precari mandati via e i fornitori non pagati. Nel contempo ho avanzato una proposta: iniziare a liberalizzare il settore con l’apertura al libero mercato, cosa che accade in Europa e anche in molte città italiane, Atac sarebbe costretta a rendersi competitiva e a migliorare la qualità del servizio offerto agli utenti, che oggi non è all'altezza di una capitale europea. Fortunatamente ora è intervenuta l’Antitrust. Infatti secondo l’autority la delibera di affidamento avrebbe violato i principi a tutela della concorrenza e all’Amministrazione spetterebbero 60 giorni di tempo per rimuovere le violazioni.

Nella sostanza si è unanimemente bypassato l’obbligo di mettere a gara almeno il 10% del Tpl. Ovviamente l’Antitrust ha emesso un parere che rientra tra le competenze di legge. Gli appunti che ha mosso sono severi, ispirati a principi e a pratiche espressamente previste dalla legislazione europea, ma tutto ciò evidentemente non basta per Roma Capitale, che si è difesa in modo grottesco: «non si è proceduto ad indire una nuova gara per affidare il 10% dei servizi, così come previsto dalla legge, perchè quei servizi sono già affidati ad una società più o meno estranea ad Atac».

In Campidoglio trascurano però il fatto che si tratta di una proroga, che equivale più o meno ad un “in house” sotto altra forma. Ora, il vero nodo è capire esattamente cosa succederà dopo il pronunciamento dell’Autorità, visto che qualcuno sostiene che il parere non sia vincolante e non avrebbe quasi nessun effetto. Non è azzardato prevedere che nulla cambierà. Così come non cambierà il fatto che i romani attendano ore l’arrivo di un autobus, magari sporco e sovraffollato, o debbano scendere da un vagone di una metro per un qualche black out dovuto a carenza di manutenzione dell'impianto elettrico. Però possono sempre prendere l'autovettura e inoltrarsi nel traffico della metropoli più lenta d'Europa, ossia quella con la velocità commerciale più bassa.

Fabio Sabbatani Schiuma
Consigliere di Roma Capitale
“indipendente dai partiti”

 

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