Pillola del giorno dopo, nella capitale è ancora un tabù

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In molti, troppi ospedali romani la pillola del giorno dopo continua a essere un tabù. E a rendere ancora più difficile il percorso per ottenere il contraccettivo d’emergenza, oltre ai medici obiettori, ci si mettono a volte anche i farmacisti che, appellandosi all’obiezione di coscienza, si rifiutano di vendere il farmaco.

E poco importa se, come detta la prassi, ci si presenta con regolare prescrizione medica: di fronte al no del farmacista non resta altro da fare che girare i tacchi e mettersi alla ricerca di un’altra croce verde e augurarsi di essere più fortunati. Eppure in questo caso la fortuna non dovrebbe giocare alcun ruolo perché la vendita della pillola del giorno dopo non può essere negata in presenza della ricetta.

A rilevare l’aumento dei farmacisti obiettori di coscienza è l’associazione Luca Coscioni che nel suo sito, all’interno della sezione “soccorso civile”, dedica un’area tematica alla pillola del giorno dopo.

«Le donne che hanno subìto un rifiuto alla prescrizione o alla vendita del farmaco – spiega Alessia Turchi, membro di giunta dell’associazione Coscioni – possono scaricare, compilare e inviarci un modulo di denuncia e segnalarci il loro caso. Purtroppo, rispetto alla video inchiesta realizzata nel 2009 dai Radicali e che documentava il percorso a ostacoli per ottenere la pillola del giorno dopo, la situazione non è affatto migliorata. Anzi, adesso la caccia al contraccettivo d’emergenza è ancora più disperata, come testimonia l’incremento delle segnalazioni riguardanti i farmacisti obiettori».

Una fotografia, quella scattata dall’associazione Luca Coscioni, che non collima però con quanto afferma Elisabetta Canitano, ginecologa della Asl Roma B e presidente dell’associazione Vita di Donna. «Qui nel Lazio – spiega Canitano – non ci risultano casi di farmacisti che negano la vendita della pillola del giorno dopo. Finora ne abbiamo denunciati soltanto due. Poi certo, esistono situazioni particolari come quella del presidente dell’associazione farmacisti cattolici, titolare di due farmacie a Fiumicino, che ha dichiarato apertamente di essere pronto al martirio pur di non vendere il contraccettivo d’emergenza».

Allo stato attuale sapere quanti medici sono obiettori e in quali strutture sanitarie lavorano è pressoché impossibile. Una lacuna che l’associazione Coscioni e l’Aied (Associazione italiana educazione demografica) propongono di colmare attraverso l’istituzione di un albo pubblico dei camici bianchi obiettori di coscienza, uno strumento che potrebbe rivelarsi utile per evitare, in particolar modo durante i week end, estenuanti pellegrinaggi da un pronto soccorso a un altro e perdite di tempo prezioso. Un’altra proposta lanciata dalle due associazioni consiste nell’utilizzo dei medici cosiddetti gettonati per sopperire urgentemente alle carenze dei non obiettori. Riuscire a farsi prescrivere la pillola del giorno dopo può diventare un problema soprattutto durante il week end, quando i medici di base non sono reperibili e i consultori sono chiusi o non dispongono di camici bianchi.

«Spesso – spiega Mirella Parachini, ginecologa dell’ospedale San Filippo Neri e vice presidente della Fiapac (Federazione internazionale operatori di aborto e contraccezione) – accade che al pronto soccorso le donne che hanno bisogno della prescrizione siano accolte da un’infermiera che le liquida in modo sbrigativo invece di chiamare il medico di guardia. Se poi si riesce a parlare con il dottore e la risposta alla richiesta della ricetta è negativa, bisognerebbe chiedere la verbalizzazione motivata del rifiuto. L’obiezione di coscienza – precisa Parachini – è ammessa dalla legge 194 e, quindi, riguarda l’interruzione di gravidanza. Invocarla nel caso del contraccettivo di emergenza, dunque, è un arbitrio avallato in qualche modo dalle posizioni assunte in merito dal Comitato nazionale di Bioetica ma che non ha alcun fondamento legale. Il grande problema di Roma – afferma Parachini – è la carenza di strutture di base».

Una realtà confermata anche da Canitani: «I consultori sono pochi, basta considerare che il rapporto dovrebbe essere di uno ogni 20mila abitanti e la capitale ne conta appena 50 rispetto ai 150 che ci dovrebbero essere».

Ester Trevisan

 

COME USARE LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO

Così si evitano in corner gravidanze indesiderate

La pillola del giorno dopo, o contraccezione “post-coitale”, è un metodo occasionale da impiegare nei casi di rapporti sessuali a rischio. Per garantirne l’efficacia ed evitare gravidanze indesiderate, la sua assunzione deve avvenire entro le 72 ore successive al rapporto non protetto e il più tempestivamente possibile.

Il Levonorgestrel, cioè il prinicipio attivo maggiormente utilizzato nella contraccezione d’emergenza, agisce bloccando l’ovulazione e, dunque, non va confuso con la RU-486 che, invece, viene impiegata per l’aborto farmacologico.

Dal 2002 una risoluzione del Parlamento europeo sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi raccomanda ai governi degli Stati membri e dei paesi candidati di agevolare l'accesso alla contraccezione d’emergenza a prezzi accessibili.

Mentre in Italia la vendita in farmacia è soggetta alla prescrizione medica, attualmente in Francia, Spagna, Svizzera e Regno Unito la pillola del giorno è acquistabile senza la ricetta.

 

 

 

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