Italiani sempre più anziani e poco attenti alla salute

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Popolazione sempre più vecchia in Italia e incline a non abbandonare comportamenti a rischio per la salute come il fumo, l'alcol, l'eccesso di peso, la scarsa attività fisica. Lo rileva il Country Report Italia 2013, il documento di studio ed analisi dello stato di salute degli italiani, condotto dall'Associazione di iniziativa Parlamentare e legislativa per la Salute e la Prevenzione, presieduta dal Senatore Antonio Tomassini, in collaborazione con l'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, diretta da Walter Ricciardi.

In particolare, i dati confermano la forte tendenza all'invecchiamento nel nostro Paese e, al contempo, livelli di fecondità totali tra i più contenuti tra i paesi europei. A livello nazionale, si registra la presenza di una persona di 65 anni ed oltre, ogni cinque residenti e poco più di una persona over 75 ogni dieci. Nel 2009, il Tasso di fecondità totale (Tft) presenta un valore inferiore al livello di sostituzione (circa 2,1 figli per donna). Il Tft è passato da 1,42 del 2008 a 1,41 del 2009 e le prime stime rispetto al 2010 sembrano confermare questo trend negativo.

La popolazione risulta ancora caratterizzata da comportamenti fortemente a rischio che necessitano di interventi correttivi: nel 2010, la quota di fumatori tra la popolazione di 14 anni ed oltre è pari a 22,8%. Lenta, ma in costante crescita, nel periodo 2001-2010, è la prevalenza di persone che hanno smesso di fumare (20,2% vs 23,4%).

Quanto all'alcol, la prevalenza di consumatori a rischio negli adulti (19-64 anni) presenta un notevole svantaggio maschile (20,5% vs 5,3%) ed i consumi maggiori si registrano soprattutto nelle regioni settentrionali.

Si conferma un aumento progressivo negli anni (anni 2001-2010) di persone in sovrappeso 33,9% vs 35,6%; obesità 8,5% vs 10,3%. In generale, la quota di popolazione in condizione di sovrappeso o di obesità cresce con l'aumentare dell'età per poi diminuire lievemente negli anziani e risulta più diffusa tra gli uomini.

Tra le malattie croniche, il diabete resta una delle principali cause di morbilità e mortalità nel nostro Paese e può essere ritenuto a tutti gli effetti una malattia sociale: secondo i dati dell'Annuario Statistico Italiano (edizione 2010) dell'Istituto Nazionale di Statistica, ne soffre il 4,9% degli italiani, pari a circa 2 milioni 960 mila persone. Sul fronte delle patologie cardio e cerebrovascolari, circa il 90% degli eventi ha cause ambientali note, eliminabili e modificabili semplicemente attraverso l'assunzione di corretti stili di vita. Allarmante il dato secondo cui, nel nostro Paese circa un terzo dei pazienti con infarto non viene trattato con terapia riperfusiva perchè giunge troppo tardi in ospedale.

Situazione ancora più drammatica per i pazienti affetti da ictus. I tumori sono la seconda causa di morte dopo le malattie cardiocircolatorie, ma migliorano le percentuali di guarigione: il 61% delle donne ed il 52% degli uomini. Una sopravvivenza particolarmente elevata si registra per i tumori più frequenti come quello alla mammella (87%) ed alla prostata (88%). Grazie anche a una più alta adesione alle campagne di screening che consentono di individuare la malattia in uno stadio iniziale, oltre che alla maggiore efficacia delle terapie. (asca)

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