Saldi 2013, le truffe più diffuse: si comincia dal finto ribasso

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Saldi 2013: tra il 5 e il 6 gennaio sono cominciati nella maggioranza delle regioni italiane. Con loro è cominciata anche la frenesia da acquisto, ovviamente crisi permettendo. E come ogni anno cominciano anche le truffe operate da commercianti disonesti, che si approfittano dei consumatori non sufficientemente informati sui loro diritti. Ma quali sono le truffe più diffuse? Scopriamole insieme.

“I finti sconti”. Come testimoniato dagli utenti, la truffa più popolare è quella legata al finto ribasso dei prezzi. Numerose le testimonianze del genere pervenute in associazione, come quella che racconta il caso di un paio di stivali che prima dei saldi costavano 79 euro. Quanto costa ora la merce in saldo? Sempre 79 euro, ebbene sì. Non è cambiato nulla. Questo perché è magicamente comparso un cartellino che riporta un prezzo iniziale, gonfiato, di 89 euro, accanto al prezzo falsamente scontato. Questo trucchetto è il più diffuso dai commercianti disonesti, che sperano così di convincere i consumatori mostrando una convenienza che invece non esiste. Lo stesso meccanismo è applicato anche a percentuali maggiori di sconto, in modo dar fare ancor più gola agli acquirenti. Il venditore, infine, è tenuto ad applicare lo sconto dichiarato. Se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, sarà bene comunicarlo al negoziante e contattare le autorità competenti.

“Non si accettano carte di credito”. Questa frase viene pronunciata da commercianti disonesti che si approfittano di un periodo particolare come quello dei saldi. Anche in questo periodo, infatti, i negozianti convenzionati con una carta di credito sono tenuti ad accertarla. Si consiglia, quindi, di accertarsi che nel punto vendita sia esposto l’adesivo che attesta la relativa convenzione con la carta.

“La merce in saldo non si cambia”. Falso. È bene conservare sempre lo scontrino, perché se un difetto si palesa dopo l’acquisto, anche nel periodo dei saldi la legge garantisce al consumatore il diritto di cambiare la merce difettosa. Secondo il Codice del Consumo infatti, il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo difettoso. Se non è possibile la sostituzione, il cliente avrà diritto di scegliere se richiedere la riparazione del bene senza alcuna spesa accessoria, una riduzione proporzionale del prezzo o addirittura la risoluzione del contratto.

Discorso a parte merita la possibilità di prova. Non è infatti obbligatorio consentire la prova degli abiti, questa possibilità dipende dalla discrezionalità del commerciante. Quando è possibile, comunque, si consiglia di provare sempre l’articolo scelto e di diffidare dei capi che non  possono essere provati.

“Il Codici – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – consiglia a tutti i consumatori di porre particolare attenzione alle proprie spese nei periodi dei saldi. Soprattutto si consiglia di prendere in considerazione i prezzi della merce anche prima dell’inizio degli sconti, in modo da accertarsi che la promozione sia realmente conveniente. Si ricordi che il consumatore informato è quello maggiormente in grado di difendersi da eventuali raggiri”.

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