Primarie del Pdl, non c\’è accordo tra Alfano e Berlusconi

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Il lungo vertice di ieri tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano non è servito a trovare un'intesa su data e modalità delle primarie del Pdl. L'ex premier continua a esprimere dubbi sull'utilità di questo percorso (troppi candidati, poco tempo a disposizione), mentre il segretario del partito le ritiene indispensabili per rivitalizzare il Pdl e mantenere fede all'impegno preso nei confronti del gruppo dirigente e dei candidati intenzionati a parteciparvi.

Alfano, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe addirittura minacciato di dimettersi di fronte all'ipotesi di annullare le primarie. Che la tensione tra Berlusconi e Alfano non sia scemata lo dimostra la decisione di quest'ultimo di annullare la propria partecipazione all'inaugurazione di un sito web, promossa dalla Fondazione Marco Biagi, dedicato al monitoraggio dell'evoluzione delle relazioni industriali per la produttività nelle aziende e nei territori, prevista ieri pomeriggio al Senato che lo avrebbe visto protagonista insieme al senatore Maurizio Sacconi e a Raffaele Bonanni, segretario della Cisl.

In serata, Alfano dirama un comunicato nel quale annuncia di aver convocato per oggi i coordinatori regionali e provinciali del partito “per un confronto sulle questioni organizzative e sulla data di svolgimento delle primarie”. Aggiunge il segretario: “Alla luce del fatto nuovo rappresentato dalla possibilità delle elezioni anticipate e accorpate, il calendario delle elezioni primarie, inizialmente deciso dall'Ufficio di presidenza del partito (con voto sequenziale ispirato al modello americano), diviene impraticabile, come ho già pubblicamente osservato in questi ultimi giorni”. Per “modello americano” e “voto sequenziale” si intende la convention finale che elegge negli Stati Uniti il candidato presidente ed è composta dai delegati degli Stati nei quali si sono svolti le primarie. Una metodologia diversa dalle primarie del centrosinistra, che sono di coalizione e non di partito, e nella quale partirebbe favorito il segretario del Pdl.

Ieri sera Berlusconi e Alfano avrebbero preso in esame anche la possibilità di una convention da tenersi o il 16 dicembre (data annunciata in un primo momento dall'ex premier) o il 13 gennaio (soluzione preferita dal segretario che non escluderebbe modalità di voto via internet) composta dai dirigenti centrali e periferici del Pdl nella quale si potrebbe votare il candidato premier. Facile immaginare, in questa eventualità, il braccio di ferro sulla composizione dell'assemblea e le obiezioni di chi punta a vere e proprie primarie.

È intanto trapelata la notizia che Giuliano Urbani, uno dei fondatori di Forza Italia, ha rifiutato la proposta fattagli da Alfano di svolgere il ruolo di probiviro del Pdl. A complicare i compiti di Alfano contribuiscono le prime defezioni di parlamentari del Pdl. Hanno annunciato l'addio Isabella Bertolini, Roberto Tortoli, Gaetano Pecorella e Franco Stradella. A questi si aggiunge Giorgio Stracquadanio, già confluito nei mesi scorsi nel gruppo Misto. “L'obiettivo – spiegano gli ex esponenti del Pdl raccolti nella denominazione “Italia Libera”, possibile nuovo movimento – è raggiungere i componenti necessari per dar vita a un gruppo autonomo alla Camera”. Per fare gruppo servono almeno venti deputati. “È nostra intenzione portare un pezzo di Pdl nel dibattito liberal-democratico”, spiega Bertolini. Il che significa guardare con interesse al nuovo centro promosso da Luca Cordero di Montezemolo e dal ministro Andrea Riccardi che ha intenzione di sostenere l'ipotesi di un governo Monti-bis. Potrebbe essere quest'ultimo il vero tema di divisione nel dibattito del Pdl. Molti autorevoli esponenti del partito, a iniziare dagli ex ministri Franco Frattini e Mariastella Gelmini, hanno più volte detto di non considerare l'appoggio a Mario Monti un errore politico.

Giorgia Meloni, la candidata alle primarie che potrebbe impensierire l'eventuale vittoria di Alfano, spiega in una intervista al quotidiano “Libero” di ritenere un errore la decisione di ex esponenti di Alleanza nazionale come Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa di non sostenerla: “No, non sono delusa. L'avevo messo in conto. Si tratta, però, di una scelta che non condivido. Blindare Alfano, magari con il 90% dei consensi, quando il Pdl secondo i sondaggi è al 15%, indebolisce il segretario. Non lo rafforza. Per questo dico che la mossa che ho fatto io, quella di candidarmi, l'avrebbero dovuta fare altri”. (asca)

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