I pianti di Gianni e gli sprechi dei Pvq

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Dopo il dispositivo del Consiglio di Stato che praticamente blocca la holding delle società capitoline, ma soprattutto rinvia la contestata delibera Acea, il sindaco piange e si dispera perché gli mancano 200 milioni che sarebbero derivati dalla vendita di quel 21% di azioni. Non c'è sede mediatica dove non strilli che quei soldi sono stati sottratti ai romani e che lui li avrebbe destinati a case, scuole, opere di bene e meraviglie varie, guarda caso a ridosso delle elezioni. Come se in questi quattro anni di soldi non ne avesse maneggiati anche in periodi di vacche grasse con ben miseri risultati.

Eppure, nel crepuscolo di un “Alemannismo morente”, pare quasi che esistano solo Acea ed il bilancio capitolino, come se tutti i nodi irrisolti fossero passati in cavalleria pronti eventualmente a strozzare i contribuenti in un futuro amministrativo che non sarà più di Gianni. Prendete il caso dei Punti Verdi Qualità per i quali questo giornale ha si è speso sino a meritare le minacce di gambizzazzione (prese in seria considerazione dalla Digos) di chi scrive. Tace la Procura della Repubblica, intenta a sviluppare le sue complesse indagini, tacciono i media un tempo così solerti, tacciono i concessionari dei PVQ che sino a qualche mese fa si agitavano nervosamente per il blocco dei finanziamenti, tace il Comune che quei debiti ha garantito con una fideiussione al 95%, tacciono le banche coinvolte nell'operazione. Eppure la commissione di scopo istituita dall'Assessorato all'ambiente che per prima denunciò i casi più eclatanti quali il PVQ di Feronia di Lucia Mokbel, da mesi è al lavoro con i funzionari competenti. Solo che la matassa aggrovigliata da concessionari, costruttori e funzionari distratti risulta sempre più difficile da dipanare.

Eppure qualche punto fermo emerge. Il primo è che la Bcc ha bloccato le erogazioni per ogni stato avanzamento lavori almeno da giugno. Quindi alcuni cantieri si sono fermati, mentre i lavori non vengono completati. Feronia è bloccato ormai da due anni e l'Olgiata non esiste più. Ma soprattutto molti concessionari poco virtuosi non pagano più da tempo le rate del mutuo, esponendo il Comune alla futura escussione della fideiussione prestata. Non è un caso se il mese scorso il Procuratore Pignatone avrebbe segnalato la vicenda alla Corte dei Conti per il possibile danno erariale.

Ma di che danno stiamo parlando? La commissione di scopo avrebbe appurato che il credito Bcc (ed inizialmente Credito Sportivo) utilizzato da concessionari e costruttori ammonterebbe ad oltre 260 milioni, cifra che potrebbe toccare i 300 ad una verifica più accurata. Sappiamo che con successive delibere era disponibile negli anni un finanziamento complessivo di 400 milioni, ma a quanto ammonta l'esposizione debitoria ad oggi non è dato sapere. Si sa solo che la Bcc, a causa della insolvenza della Perconti si è succhiata qualche milione dal fondo di garanzia forzosamente accantonato dai concessionari. Azzardare una cifra è rischioso, ma non si va lontano dal vero se si ipotizzano decine di milioni che prima o poi qualcuno dovrà restituire alla banca.

Questo per quanto riguarda la Bcc e la fideiussione del Comune, ma rimangono anche avvolte dal mistero le erogazioni non garantite di altri istituti di credito ai costruttori. Insomma attorno ai PVQ ballano centinaia di milioni che contribuiscono a creare un vero e proprio sistema di business che nulla ha da invidiare alle più ardite operazioni speculative degli ultimi anni a Roma. Ed è proprio quando gli interessi divengono sistemici e complessi che la navigazione verso la verità e la trasparenza rischia di arenarsi nei porti delle nebbie.

Giuliano Longo

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