San Raffaele, congelati i licenziamenti

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Dopo una miriade di riunioni, sit-in e manifestazioni di protesta dei lavoratori coinvolti, la Regione Lazio e la San Raffaele spa, col contributo delle sigle sindacali coinvolte, hanno finalmente trovato una bozza di intesa per sospendere i 257 licenziamenti che proprio questo weekend  sarebbero divenuti operativi. Licenziamenti che saranno congelati per 30 giorni, in attesa di un definitivo annullamento allorché tutti i passaggi concordati dovessero andare a buon fine. Resta nel limbo, invece, il futuro della clinica San Raffaele di Velletri, per la quale verranno verificati i requisiti attraverso un'istanza di riesame e il pronunciamento del Consiglio di Stato. Via libera per la struttura di Montecompatri, che assumerà la piena operatività proprio in questi giorni.

Soddisfazione, in una nota congiunta, è stata espressa da Antonio Cuozzo, segretario regionale dell'Ugl Sanità Lazio, e Gianluca Giuliano, dirigente provinciale dell'Ugl Sanità di Roma: «Finalmente l’azienda si è dimostrata disponibile a ricollocare tutti i dipendenti nel contesto territoriale, restituendo serenità e dignità ai lavoratori».  Vivo compiacimento è stato espresso dall'Amministrazione comunale veliterna, che con a capo il sindaco Servadio tanto si è spesa, anche nelle sedi istituzionali, a salvaguardia dei lavoratori e dei posti letto della struttura. «Un risultato che senza dubbio premia la costanza e i sacrifici dei dipendenti – fanno sapere dal circolo veliterno di Sinistra Ecologia e Libertà – e dimostra come le previsioni del Piano di rientro sanitario potranno tornare in discussione anche per l'ospedale “Paolo Colombo”, al quale si dovrà garantire lo status di Dea di primo livello».

Criticato l'operato della Polverini, che per Sel non avrebbe «combattuto le scelte del governo centrale con la stessa determinazione con la quale sta difendendo il Piano Casa». «Gli interessi in gioco – ribadiscono quelli di Sinistra e Libertà – sono ben diversi: da una parte la speculazione selvaggia dei palazzinari ed immobiliaristi, dall’altra il lavoro dipendente, maggioranza del ceto medio, che pur contribuendo all’80% del gettito fiscale continua a pagare il conto per chi continua ad evadere».

 Daniel Lestini

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