Dipendenti Cri bloccano via del Corso

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I dipendenti della Croce Rossa italiana hanno bloccato via del Corso. Gli addetti di Cri hanno inscenato ieri una protesta sotto Palazzo Chigi per chiedere il ritiro del decreto governativo che prevede la privatizzazione di  Croce rossa con possibile licenziamento di molti lavoratori precari e messa in mobilità di quelli stabili. Secondo quanto hanno spiegato i manifestanti infatti, «il decreto mira a trasformare i comitati provinciali e locali della Croce rossa in associazioni di diritto privato, con conseguenti licenziamenti». I tagli infatti riguarderebbero: «1.600 dipendenti civili, tutti con contratto a tempo determinato, e 1.300 dipendenti effettivi per i quali scatterà la mobilità».

Durante il presidio, organizzato dall'Usb (l'Unione sindacale di base), una delegazione è salita per essere ricevuta in un incontro che poi non si è tenuto. Appresa la notizia del mancato colloquio, un gruppo di manifestanti si è diretto verso via del Corso, occupando per poco tempo un tratto stradale. Immediatamente personale della Questura è intervenuto procedendo a liberare dopo pochi minuti la via nonché all’identificazione dei soggetti coinvolti. Secondo quanto dichiarato dalla questura in una nota «Per i 6 organizzatori dell’iniziativa estemporanea scatterà la denuncia all’Autorità Giudiziaria per blocco stradale e iniziativa non preavvisata». «Una dimostrazione di forza esagerata per il tono e il livello della pacifica protesta – si legge in una nota de l'Usb, Unione sindacale di base – i lavoratori lanciano un appello a tutte le forze democratiche a ristabilire un clima di serenità e a dare risposte non violente a chi protesta per difendere il proprio posto di lavoro».

Solidarietà ai manifestanti della Croce Rossa è stata espressa tra gli altri da Vincenzo Maruccio, segretario regionale dell'Italia dei Valori del Lazio, Ivano Peduzzi e Fabio Nobile, capogruppo consigliere della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio che dichiarano: «Quei lavoratori hanno tutto il diritto di manifestare e ribellarsi contro un Governo cieco più interessato alla propria sopravvivenza che al futuro di migliaia di famiglie. Solo istituzioni completamente scollegate dalla realtà possono chiedere l’identificazione di chi protesta pacificamente per difendere il proprio posto di lavoro. Quanto accaduto oggi ai lavoratori della Croce Rossa, prossima alla privatizzazione e al licenziamento di 3000 persone, è una meschina forma di intimidazione».  

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