Pendolari, un’odissea continua

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Un'altra giornata da dimenticare, quella di ieri, per i pendolari della tratta Nettuno-Roma, costretti a sopportare l'ennesimo disservizio. Il convoglio diretto verso la Capitale, partito dalla città del baseball alle 6.30, dopo un viaggio "a singhiozzo" fino al via del Mandrione, stazione Casilina, si è bloccato definitivamente a causa di un guasto alla motrice quando aveva accumulato 35 minuti di ritardo. I pendolari presenti sul treno, stipato all'inverosimile, senza aria condizionata a causa del malfunzionamento dell'impianto elettrico e senza la possibilità di aprire i finestrini perchè sul "Vivalto" non ci sono, hanno iniziato a battere con forza sulle porte affinchè si aprissero e permettessero di far defluire parte dei passeggeri, molti dei quali in preda a malori o a corto di fiato.

Una volta guadagnata l'uscita dal convoglio, non essendoci una vera e propria banchina, alcuni viaggiatori si sono "riposati" su una specie di marciapiede, altri, una piccola parte, hanno inscenato una protesta occupando il binario adiacente. Trenitalia, pensando bene di lasciare i presenti senza informazioni, nè sui motivi del blocco nè sulle possibili soluzioni alternative, ha fatto partire da Termini una motrice sostitutiva, giunta alla stazione Casilina verso le ore 9, due ore e mezza dopo la partenza del treno da Nettuno. Quasi tutti i pendolari sono rientrati a bordo, seppur malvolentieri. Solo un gruppetto visibilmente contrariato è rimasto a terra, ed è stato necessario l'intervento di Polfer e carabinieri per convincere i più agguerriti a desistere dalla protesta e a ripartire alla volta della Capitale. Il convoglio, poi, è giunto a Termini poco dopo le 10.

Un viaggio durato oltre tre ore, con un ritardo di 135 minuti. La portata del disservizio probabilmente giustifica le proteste dei passeggeri ma la minaccia di Trenitalia, preso atto dei disagi che hanno interessato gli altri treni provenienti dalla stessa direttrice e diretti a Roma, si è puntualmente concretizzata: "Fs sottolinea che la protesta dei pendolari ha aumentato i tempi di risoluzione del problema e ribadisce che l'occupazione dei binari costituisce reato per interruzione di pubblico servizio". Insomma, anche qui c'è il rischio di una bella denuncia per i viaggiatori. «Tutto questo è assurdo, oltre il danno la possibile beffa», dice Rosalba Rizzuto, portavoce del Comitato Fr8a Carrozza-. Trenitalia non fa altro che scaricare su altri le proprie colpe. E' possibile che una protesta di 15 minuti provochi un ritardo di oltre 2 ore? Per non parlare del mancato rispetto della società nei confronti dei passeggeri, che non sono stati minimamente informato di quanto stesse succedendo a bordo».

Diego Cappelli

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