Valanghe di fango sulle abitazioni

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Un mare di fango piombato addosso alle abitazioni di Casalbernocchi. Il giorno dopo l’alluvione che ha colpito il litorale e la Capitale, il quartiere del Municipio XIII sembra una zona di guerra. Uno dei rioni più danneggiati dalla violenza dell’acqua, che giovedì non era nemmeno raggiungibile, tale era la devastazione. Quasi due metri di fango e detriti, alberi e sassi, sono fuoriusciti dal canale di bonifica che affaccia sull’area di via Scartazzini, scatenando l’inferno tra le case. Da queste parti la chiamano la “marana”, è il Fosso di Fontanile, un vecchio canale intubato tre anni fa da un intervento dell’amministrazione municipale.

Il mare di melma ha avvolto tutto. Ha inondato cantine e sottoscala, distruggendo mobili e giardini, trascinando decine di automobili lungo le strade, seminando il panico tra i residenti. «Siamo scappati fuori di casa con il fango che ci arrivava alla vita», hanno urlato i cittadini di Casalbernocchi-Punta Malafede che ieri mattina hanno fatto irruzione nell’aula consiliare. Lo scenario del quartiere ieri era da terremotati. Montagne di mobilio accatastati fuori dalle case, fango che ricopriva ogni centimetro quadrato, macchine abbandonate negli angoli, strade chiuse e inagibili. La gente è scappata sui tetti per sfuggire all’alluvione. «Abbiamo perso tutto, qui si è rischiato il morto – ha spiegato Antonio Di Bisceglie quasi in lacrime, uno dei tanti residenti della zona, ascoltato poi durante l’assise – Siamo stati abbandonati, nessuno è venuto ad aiutarci. Il canale intubato ha straripato, i lavori sono stati eseguiti male».

La notte trascorsa a ripulire il disastro, la disperazione dei tanti che non hanno nemmeno finito di pagare una casa ora danneggiata, la paura tangibile di aver scampato un pericolo che si ripresenterà: gli animi esasperati si sono trasformati in rabbia cocente, riversata ieri tutta contro l’amministrazione. «L’intervento che abbiamo effettuato sul canale non era definitivo, la Regione, competente in materia, doveva poi completare le opere in zona», ha risposto l’ingegnere Aldo Papalini, direttore ufficio tecnico del XIII. «Secondo i rilievi dell’Acea, a Roma sono caduti 123 mm di acqua, nel Tredicesimo 170. – ha poi aggiunto il presidente Giacomo Vizzani – E’ ovvio che si è trattato di un evento eccezionale, ma qualcosa di certo non ha funzionato. Dalla Regione però ci è arrivato lo stop a proseguire i lavori sui canali di sua competenza. Altro non potevamo fare. Ora chiederemo di eseguire gli interventi previsti».

 Valeria Costantini

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