Wojtyla, Mollicone (Pdl): statua, oltraggio a Giovanni Paolo II

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«La statua dedicata a Papa Wojtyla, inaugurata ieri (mercoledì) davanti la stazione Termini, doveva essere la ciliegina sulla torta degli eventi previsti per la beatificazione di Giovanni Paolo II, ossia un evento di rilevanza globale, «ma rischia di essere una macchia di fango permanente e oltraggiosa per la sua memoria». Questo si che è parlar schietto soprattutto se a dirlo è addirittura il presidente della Commissione Cultura di Roma Capitale, Federico Mollicone del Pdl e non un assatanato oppositore di Alemanno.

«Il fatto che l’opera sia stata donata – ha aggiunto Mollicone – non presuppone l’accettazione passiva da parte della Sovraintendenza e dell’Amministrazione capitolina. La statua, in stile modernista e concettuale (sic) è quanto di più freddo e distante si possa immaginare dall’immagine di Papa Wojtyla. Rappresentare Beato Giovanni Paolo II come una “campana sventrata” è un oltraggio alla sua figura e alla sua memoria: per questo hanno pienamente ragione tutti coloro che ieri l’hanno criticata duramente».

Mollicone intende anche leggere il verbale della commissione tecnica che ha approvato l’installazione «di quest’orrore». Per di più  il viso della statua, cioè l’unica parte figurativa dell’opera, non assomiglia affatto a Papa Wojtyla, cosa che in se non sarebbe un male se si pensa alle opere di Picasso che ben difficilmente rappresentano le sembianze della persona raffigurata o presa a modello. Ma è qui che il presidente della commissione cultura si lancia nella critica artistica, altrimenti che commissione cultura sarebbe, e ci spiega che il figurativo è necessario nelle iniziative di commemorazione di grandi personaggi, per evitare «interpretazioni personali e autoreferenziali di artisti (per Mollicone sono preferibili evidentemente quelle eteroreferenziali ndr) impegnati nel solito e angoscioso tentativo di lasciare un “segno”». Certo meglio sarebbe lo slancio eroico del realismo socialista o la retorica agraria  dei murales mussoliniani, al segno tormentoso dell'artista che invece dovrebbe sempre essere ilare, giulivo e ridanciano. Meglio ancora se al tormento dell'artista si sostituisse una sorta di spot pubblicitario sul tipo del Mulino Bianco, biscotti e famigliola. Ma ormai è troppo tardi e Mollicone «per rimediare a questa pessima figura» propone un concorso di artisti «per disegnare un’altra opera, trasferendo la statua di Oliviero Rainaldi in un contesto meno pubblico». Escluse strade piazze e giardini, rimane così solo l'appartamento di Mollicone.

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