Affittopoli, non è facile per chi ci vuole vedere chiaro

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C' è qualcuno che vuole vederci chiaro nella affittopoli romana anzi laziale, ovvero la vicenda degli affitti di immobili pubblici a prezzi convenienti per soggetti che non sono proprio ridotti alla canna del gas. Privilegi e favori  per i soliti noti secondo una prassi antica e diffusa anche nell'austera Milano che 'conta'. Ovviamente quando si tratta di Ipab, istituti dediti alla beneficenza sotto la diretta gestione della Regione, ma che amministrano considerevoli e pregiati beni immobiliare, tutto diventa più oscuro e nebuloso, probabilmente perché ballano interessi milionari che vanno ben al di là degli affitti contestati e recentemente rivelati dalla stampa. Ovviamente l'opposizione fa il suo mestiere, ma accade  si trovi di fronte ad un muro di gomma come racconta il consigliere dell'IDV Claudio Bucci. Il 22 febbraio chiede infatti l'accesso agli atti alle Ipab della Regione per "avere trasparenza sui nominativi degli affittuari e per conoscere le procedure secondo il principio di legalità e trasparenza che deve guidare la pubblica amministrazione."  Dalle Ipab nessuna risposta: centralini che squillano a vuoto, rimpalli da l’uno all’altro, in attesa del “segretario generale” dell’Ente interessato che non c’è mai, alla ricerca di un numero di telefono diretto del responsabile dei procedimenti che non si trova.

Tutto troppo sospetto ed ecco perché per il consigliere Bucci il 25 febbraio ha presentato un’interrogazione alla Presidente Polverini, mentre i Verdi rivendicano addirittura la convocazione del Consiglio Regionale. Ma l'Italia dei Valori con Maruccio e Pedica chiede anche il congelamento di tutti i contratti di affitto, una commissione di indagine che li analizzi uno per uno per punire gli abusi per riallineare i canoni ai prezzi di mercato. C'è invece chi a destra anziché vergognarsi per il privilegio dilagante in materia di case fa la grinta dura e se la prende con le occupazioni abusive degli innumerevoli disgraziati che ormai popolano la Capitale. E' il caso di  Fabrizio Santori, presidente della Commissione capitolina Sicurezza che intervenendo sullo sfratto dei somali dopo l'ennesimo stupro nella capitale, proclama: “E' ora di dire basta alla solita tiritera buonista che lascia spazio agli occupanti abusivi che vivono ormai stabilmente, anche da anni, in situazioni di completa illegalità in edifici pubblici e privati ridotti a terra di nessuno." E tanto per dimostrare che in termini di sicurezza il Comune fa qualcosa, il cattolico Santori ci spiega che sono oltre 100 gli edifici in mano a "gruppi di personaggi che oltretutto ricevono attenzione e comprensione dalle istituzioni."

Anzi, se la prende con il prefetto di solito non insensibile alle sollecitazioni del Sindaco e denuncia che  non si sa più nulla del tavolo di lavoro  previsto presso la Prefettura. e propone soluzioni radicali: "Gli occupanti devono essere identificati e sgomberati, e chi fra loro è clandestino deve essere subito espulso.” Infatti la Commissione Sicurezza, da lui presieduta, aveva già messo a fuoco la situazione esplosiva di via dei Villini, dove è stata stuprata la ragazza venerdì notte, chiedendone lo sgombero dopo averne già denunciato il degrado nel luglio 2010, "ma non siamo stati ascoltati." Pertanto, accortosi di non contar un fico secco sotto il profilo dell'ordine pubblico, Santori si altera ed esorta a farla finita "con la comprensione e il pietismo a senso unico." Indirettamente accusando le forze dell'ordine di colpevole inerzia. Nel frattempo la procura di Roma acquisirà' l'elenco degli assegnatari di alloggi di enti pubblici per valutare la congruità dei canoni pagati rispetto al valore di mercato degli immobili occupati. L'acquisizione avverrà nell'ambito del fascicolo aperto su affittopoli che allo stato non presenta indagati o ipotesi di reato.

Al vaglio dei magistrati di piazzale Clodio ci sarà la verifica dell'esistenza di presunte assegnazioni e vendite a prezzi agevolati, ad inquilini eccellenti, non solo di appartamenti, ma anche di altre tipologie di stabili di proprietà di enti pubblici, compresi quelli preposti per l'assistenza ai poveri. Tra gli enti indicatici sono Regione Lazio (Ater), il Sant'Alessio, l'Isma, l'Istituto di Santa Maria in Aquiro l'Istituto romano di San Michele. L'assessore Regionale Teodoro Buontempo  comunica invece la costituzione di una commissione interna di accertamento per verificare il rispetto o meno delle regole di vendita delle case di proprietà Ater e valutare «un eventuale uso improprio del patrimonio di edilizia pubblica». 

gl

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