Quattrocentomila gli stranieri residenti nella Provincia di Roma 

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Una tavola rotonda sullo stato dell\’immigrazione durante il X Congresso della Cisl

Il decimo congresso della Cisl del Lazio in corso a Roma si occupa anche dei temi più scottanti dell\’immigrazione organizzando una tavola rotonda alla quale ha partecipato anche La segretaria regionale dell\’organizzazione Ewa Blasik. Dati alla mano la blasik illustra la situazione nella nostra regione. Così risulta che 480 mila sono gli immigrati residenti, dei quali 404 mila a Roma e provincia, 26 mila a Latina, 23 mila a Viterbo, 18 mila a Frosinone e  9 mila a Rieti. Sessantamila sono i minori stranieri che frequentano le scuole del Lazio. Questi i dati esposti nel corso della tavola rotonda  alla quale hanno partecipato l\’On. Franco Narducci del PD, Mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas Diocesana di Roma, Daniela Pompei della Comunità di Sant\’Egidio e il segretario confederale della CISL Giorgio Santini. Dalla tavola rotonda emergono anche i dati sugli occupati nel Lazio che secondo gli elenchi dell’INAIL sono 256 mila e scontano una precarietà dovuta a molteplici fattori. Il settore di inserimento lavorativo principale è l’edilizia. Seguono  i servizi alle imprese, alberghi e ristoranti, commercio, attività svolta da famiglie, industria  e agricoltura. Sul fronte dell’immigrazione la Cisl nazionale ha dimostrato già di saper accogliere le speranze degli immigrati  e di essere pronta alla sfida del pluralismo. Non a caso la Cisl registra il più alto numero di iscritti stranieri, 333 mila alla chiusura del tesseramento 2008 che, rispetto ai lavoratori attivi, pesa per il 13 per cento.  La CISL del Lazio conferma, anche grazie all’intensa attività della sua associazione degli immigrati, l’Anolf, la sua innegabile natura multietnica, con  30mila 650 associati di diverse nazionalità. Altro tema toccato dall\’incontro ha riguardato le misure di contrasto varate di recente dal governo nazionale. Secondo la Blasik “prima di invocare le misure di contrasto all’immigrazione illegale, occorre non crearla ed ammettere un totale fallimento del sistema dei flussi che altro non è che un marchingegno tecnico che lascia imprigionati da oltre 15 mesi nell’irregolarità mezzo milione di lavoratori, insieme ai propri datori di lavoro”. E aggiunge  ” è la burocrazia il vero “stop” ai percorsi di inserimento che non riesce a garantire il funzionamento di ciò che prevede il quadro legislativo. I tempi del rilascio e del rinnovo del titolo di soggiorno, sempre più scandalosi, compromettono gli aspetti fondamentali della vita  degli immigrati, a partire dal mantenimento del posto di lavoro, la perdita del quale può tradursi, dopo soltanto sei mesi di disoccupazione concessi dalla legge, in un ingresso nella clandestinità” . Per la Blasik gli sforzi di inserimento degli immigrati “sono castelli di sabbia costruiti sulle basi di regole in continuo smantellamento”. Dopo i ritocchi restrittivi ai ricongiungimenti familiari e alle richieste d’asilo, desta perplessità il tanto discusso ddl sulla sicurezza, che inserisce delle norme che, se  approvate definitivamente, introdurranno il reato di clandestinità e “porteranno i medici a denunciare i clandestini, allontanandoli dalla possibilità di curarsi  e producendo conseguenze negative per la salute di tutti, rafforzeranno il carattere reclusorio dei  Centri di Identificazione e Espulsione”. A proposito dei centri aggiunge “quei centri scoppiano e la situazione è destinata a peggiorare. Gli arrivi massicci non sono periodici, tenderanno ad aumentare con l’aggravarsi della crisi economica mondiale sovrapposta allo stato permanente della fame e delle guerre dimenticate.”

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