Vaccini “killer”: la storia di Daniela, militare di Colleferro

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La sua denuncia ha scosso un’intera comunità e sta facendo ormai il giro del mondo. E’ la storia di Daniela Sinibaldi, 35enne di Colleferro, ammalatasi a seguito delle vaccinazioni nell’esercito italiano. Per rilasciare un’intervista, un militare deve attendere un’autorizzazione, ma Daniela ha parlato e basta, rilasciando una dichiarazione shock a Repubblica Tv.

A Colleferro è conosciuta da tutti. La sua scelta di diventare carabiniere aveva sorpreso giovani e famiglie nei lontani anni ’90. Poi nel 2000 era entrata nell’esercito nel primo corso aperto alle donne. Giocava a rugby, calcio, era cintura marrone di judo. Un esempio di diligenza ed emancipazione insieme sulla bocca di tutti. Oggi Daniela rischia però di diventare una perseguitata di quello stesso sistema in cui aveva creduto per tanti anni.

Lotta contro la connettivite indifferenziata, una patologia autoimmune che produce anticorpi che combattono contro il suo stesso corpo. Nel video di Repubblica mostra le labbra pallide e tirate. Tutto iniziò quando le vennero somministrati otto vaccini insieme in una sola volta. “Febbre e dolori atroci”, racconta, “pensavo di morire”. Dopo due settimane, nonostante le reazioni avverse, le fecero i richiami. E le cose sono peggiorate. «Ho 35 anni e, quando sto bene, non posso portare una busta della spesa né prendere in braccio i miei figli».

Numerosi studi scientifici (come il progetto Signum, di cui Repubblica ha parlato nelle sue inchieste) dimostrano che, arrivati a cinque vaccini somministrati nello stesso periodo, il sistema immunitario va in tilt e le difese si abbassano di oltre il 70 per cento. Sarebbero oltre tremila i giovani che si sono ammalati in questo modo. Una sentenza ha riconosciuto per la prima volta il nesso causale tra il cancro e la somministrazione errata del prodotto medico. Il Tribunale di Ferrara ha deciso che va indennizzata la famiglia dell’alpino Francesco Finessi, morto nel 2002 a 22 anni. Una sentenza storica che potrebbe riaprire la strada a inchieste giudiziarie civili e penali.

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