Carceri, detenuto muore al Santo Spirito: è il quindicesimo del 2013

L'uomo aveva 82 anni e doveva scontare una pena fino al 2026

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Aveva 82 anni, il “fine pena” fissato al 2026 e nonostante l’età stava scontando in carcere la sua condanna. Ma è morto all’ospedale Santo Spirito da recluso. Nella sua cella del carcere di Regina Coeli si era sentito male. Subito soccorso e trasportato all’ospedale romano di Santo Spirito, è deceduto dopo due giorni di agonia. E’ morto così un detenuto di 82 anni.La notizia del quindicesimo decesso dall’inizio dell’anno all’interno di un carcere laziale piomba come un macigno sulle polemiche dentro e fuori il palazzo su amnistia e indulto. Quest’anno a Roma e Lazio sono stati cinque i suicidi, quattro i decessi per malattia e cinque morti per cause ancora da accertare. Ad essi una donna che lavorava come infermiera a Rebibbia.«Due settimane fa – ha detto il Garante – il Tribunale di Sorveglianza aveva rigettato la richiesta, presentata dai legali, di differimento della pena per motivi di salute. L’uomo era affetto da gravi patologie ed era anche stato colpito da ictus. Forse bisognerebbe riflettere sul fatto che una persona con questo quadro clinico ed anagrafico avrebbe dovuto scontare la sua pena in una struttura diversa dal carcere e maggiormente adatta alle sue condizioni».La vittima, S. C., aveva un fine pena previsto nel 2026. Nel 2005 a 75 anni di età, in preda ad una crisi depressiva aggredì una coppia cui aveva venduto l’appartamento e la falegnameria che gestiva. L’uomo venne ucciso, la donna gravemente ferita. Nel corso della sua detenzione l’uomo era stato anche a Rebibbia. «Non aveva contatti con l’esterno se non qualche saltuario colloquio con un anziano fratello» ricorda il garante dei detenuti del Lazio.«La morte di quest’uomo – ha concluso Angiolo Marroni – riporta in primo piano la questione dei detenuti anziani e malati reclusi nelle carceri di tutta Italia. Si tratta di decine di persone che spesso sono ospitate nelle infermerie e nei centri clinici perché hanno bisogno di un’assistenza continua che, in una situazione di emergenza, comporta costi umani ed economici sempre più difficili da sostenere».cinque

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