Diritti dei rom, appello alla Regione Lazio: chiudere i campi nomadi

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L’associazione 21 luglio oggi ha dato il via alla campagna “Stop all’apartheid dei Rom”: un appello con raccolta firme che chiede ai presidenti delle Regioni di abrogare le leggi che istituzionalizzano i “campi nomadi”.Ma quale è l’assunto di base per chiedere questo cambio normativo?  Il fatto che i rom non sono nomadi. O meglio non lo sono più da decenni. La maggior parte di loro vive in comuni appartamenti, e cresce figli che vanno a scuola. L’associazione riporta dati inequivocabili: su 170mila rom che vivono in Italia, solo 40mila si trovano nei campi nomadi.Eppure, malgrado questa evidenza acclarata, le scelte politiche ancora abbracciano soluzioni atte a tutelare il “diritto alla non stanzialità” di queste minoranze etniche. Quando questo errore di valutazione non alimenta forme di stereotipi che sfociano in razzismo, produce una gestione emergenziale del fenomeno che non rispecchia le esigenze di queste comunità: si offre un alloggio momentaneo a famiglie che invece cercano un luogo dove stabilirsi.LEGGI ANCHE: Shoah, Ignazio Marino e il suo viaggio verso AuschwitzChe la politica degli insediamenti sia stata fallimentare è testimoniato dal mancanza di un turn over dei “nomadi”, dai fenomeni di microcriminalità e malavita organizzata che trovano terreno fertile in quei luoghi, dalle continue battaglie sostenute dai comitati cittadini contro degrado e insicurezza e dal fatto che la riorganizzazione dell’emergenza nomadi sia sempre un tema caldo dell’agenda di ogni sindaco che comincia il proprio mandato, e quella di Ignazio Marino, infatti, non fa eccezione.