Roma, biblioteche comunali cenerentole della cultura

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E’ un patrimonio significativo quello delle biblioteche comunali di Roma che però da sempre soffre la mancanza di fondi e la carenza di strutture adeguate. Studiando attentamente la mappa del sistema bibliotecario romano (53 strutture in tutto, di cui 39 biblioteche e 14 bibliopoint), balza agli occhi la sproporzione tra il numero di strutture ubicate in centro e zone limitrofe (oltre un quarto del totale tra I e II municipio) e il resto della città, dove una sola biblioteca o sporadici “bibliopoint” dovrebbero offrire spazi culturali a centinaia di migliaia di persone delle periferie. Qualche esempio: il terzo municipio, con circa 250mila abitanti ha una sola biblioteca e un bibliopoint.

O il XV, dove da Corso Francia fino a Isola Farnese c’è solo la biblioteca “Galline Bianche” per quasi 160mila abitanti.Scongiurato almeno per ora lo stop ai fondi e la riduzione dei servizi, le biblioteche di quartiere, vera realtà culturale di prossimità, hanno vissuto all’inizio di ottobre giorni da brivido dopo la circolare inviata dal direttore centrale che riduceva gli orari dei servizi uniformandoli a quelli degli impiegati comunali. Nel 2013 le biblioteche hanno dovuto navigare a vista: senza bilancio comunale (non approvato dall’ex sindaco Alemanno) si è proceduto spendendo i pochi soldi disponibili mese per mese, come previsto dalla legge. L’Amministrazione Marino, nel progetto di bilancio ancora da approvare a novembre, avrebbe trovato una riduzione da 21 a 14 milioni. A settembre l’allarme delle biblioteche (si rischiava anche il pagamento degli stipendi) ha spinto l’assessore Flavia Barca a individuare altri 4 milioni di euro, ma per tornare “in pari” ora se ne cercano altri tre.

E sul 2014 è tutto ancora da decidere.A oggi le biblioteche di Roma sono un’istituzione indipendente collegata al Comune di Roma. Le strutture sono aperte anche il sabato e almeno un giorno a settimana anche la sera. Le problematiche maggiori riguardano i fondi e il personale. Su questo ultimo fronte le biblioteche soffrono la mancanza di ricambio: il personale in pensione non viene sostituito e in alcuni casi le forze lavoro arrivano da Zètema. Inoltre mancano i concorsi pubblici per il blocco delle assunzioni pubbliche. Sul fronte dei fondi a disposizione, lo sforzo delle singole realtà per superare le difficoltà è fortissimo: quasi tutte le iniziative sociali, gli eventi, i cineforum organizzati dalle biblioteche di quartiere sono realizzate “a costo zero”, mentre per ottenere sponsorizzazioni i direttori devono scontrarsi con la burocrazia che spesso li fa desistere dall’iniziativa (oltre che con la crisi economica).Ma la carenza di fondi incide soprattutto su quello che dovrebbe essere il “core business” di una biblioteca, cioè l’acquisto dei nuovi libri.

Con poche centinaia di euro al mese le biblioteche di quartiere riescono a incrementare poco e male i loro fondi, e sono costrette a concentrarsi sull’acquisto delle ultime novità o di testi più popolari. La conseguenza, ci spiegano dalla biblioteca “Franco Basaglia” di Primavalle, è la sempre minore qualità del catalogo e la progressiva riduzione dei lettori. Nella zona nord-ovest di Roma, oltre alla Basaglia ci sono solo altre due strutture vicine (a Monte Spaccato e a via delle Galline Bianche a Prima Porta). A Primavalle, nei lotti recuperati dal Comune si prestano circa 5mila libri al mese e ogni giorno si ospitano quasi un centinaio di giovani nelle sale lettura. Il 20 per cento degli iscritti è di nazionalità straniera (ogni anno circa 40 stranieri vengono qui a seguire i corsi di italiano) ed esiste anche un piccolo fondo di libri in lingua polacca e rumena.

Persino tanti senza dimora approfittano delle biblioteche locali per passare un pomeriggio o una serata in un luogo sicuro e accogliente, magari seguendo un film o un evento culturale.In occasione dell’anniversario del sedici ottobre alla biblioteca “Franco Basaglia” si ricorda con una serata speciale il rastrellamento degli ebrei nella capitale. Le biblioteche di Roma continuano a essere un’isola nel deserto della cultura cittadina, entità isolate in una città presa da i soliti mille problemi irrisolti. Chi ci lavora da molti anni dice che, oltre ai fondi e a una più generale  valorizzazione dell’istituzione culturale, servirebbe una maggiore integrazione dei servizi con le amministrazioni municipali per diventare davvero il “braccio culturale di ogni territorio”.

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