Degrado e abbandono: benvenuti a Ponte di Nona

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Palazzine nuove, strade ampie e tanto verde. Era nato con tutti i presupposti giusti, ma al quartiere Ponte di Nona, periferia est della Capitale mancano alcuni servizi basilari come le strade, i trasporti, le scuole, la sicurezza. Iniziato nel 2000, finito nel 2006, oggi conta più di 40mila abitanti. L’unica strada che collega la zona a Roma è stretta e sempre trafficata.

IL BALZELLO DELL’AUTOSTRADA – L’alternativa è l’autostrada, ma per entrare e uscire bisogna pagare ogni volta un euro e venti centesimi al casello di Lunghezza che, alla fine dell’anno, diventano più o meno 1000 euro a famiglia. L’alternativa potrebbe essere il mezzo pubblico, peccato che gli unici due autobus presenti impiegano più di un’ora per arrivare uno alla stazione metropolitana di Cinecittà, l’altro a Tiburtina. Era prevista la costruzione della fermata del treno FR2, ma ad oggi c’è solo un grande spiazzo. Vuoto. Non c’è un supermercato, l’unico è all’interno del grande centro commerciale Roma Est.

MANCANZA DI SERVIZI – C’è un solo ufficio postale e poi mancano le scuole. Il quartiere è giovane e i bambini sono tanti per troppi pochi posti. Se non saranno costruite a breve, genitori e figli saranno costretti a percorrere chilometri ogni giorno, già a partire dalle elementari. Poi, nelle vicinanze sorge il più grande campo nomadi d’Europa, quello di via di Salone, e la convivenza tra rom e residenti non è delle più facili. Tra questi ultimi c’è chi non si lamenta, chi si unisce in comitati di quartiere, facendo a botte con burocrazia e politica e chi, invece, preferisce, dopo neanche cinque anni, vendere casa e andarsene.

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