Garbatella, esposto Codacons sul terreno Inps. Ma i lavori sono finiti

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Le ruspe sono entrate in azione, hanno preso terra vecchia e nuova e hanno ricoperto tutti i resti archeologici della villa Romana di via Padre Semeria sulla Cristoforo Colombo. Alcuni giorni fa cinque quotidiano, prima che fosse troppo tardi, aveva denunciato la presenza dei lavori e chiesto se non si trattasse dell’inizio di nuovi “movimenti” attorno a un fazzoletto di terra rimasto libero dal cemento.

PRESENTATO UN ESPOSTO ALLA PROCURA – Oggi, a lavori ormai conclusi il Codacons annuncia la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti del Lazio e alla Procura della Repubblica di Roma in merito alla vicenda della necropoli di Via Cristoforo Colombo ricordando che «secondo quanto riportato dai media, rischia di essere interrata». Senza nemmeno citare la testata che ne ha parlato il Codacons ricorda: «I lavori nell’area tra la Colombo e Via Padre Semeria, iniziati nel 2006 e destinati ad accogliere un grande edificio, sede dell’Istituto Postelegrafonici, subirono uno  stop a causa del rinvenimento di un sepolcreto romano del II-III secolo d.C. costituito da una ottantina di sepolture terragne – spiega l’associazione – Ora, a otto anni di distanza, nessuna iniziativa e’ stata presa da Roma Capitale se non quella annunciata dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma di interrare la necropoli allo scopo di tutelarla dal degrado».

ALLA RICERCA DEL DANNO – Che ci fosse un «gravissimo danno per il patrimonio artistico, storico e archeologico della capitale» è chiaro ed evidente, così come che sia una violazione dello Statuto comunale. Non si capisce però come mai l’intervento del Codacons arrivi molti giorni dopo le nostre denunce e comunque a lavori ormai finiti da giorni. In ogni caso la richiesta alla Procura di Roma da parte dell’associazione di cittadini è quella «di accertare se vi siano fattispecie penalmente rilevanti quali omessa manutenzione ordinaria, omissione in atti dovuti, omessa attività di controllo, danno al patrimonio artistico, storico, monumentale e archeologico, oltre all’utilizzo illecito di fondi pubblici, e alla Corte dei Conti di verificare la sussistenza di un danno per la collettività». Chissà se arriveranno sorprese.

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