Emergenza rom, esodi e incendi: continua l\’allerta

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Scoppia il caos rom nella Capitale e assume contorni metropolitani che spaziano dalla Magliana alla Pontina, da Colli Aniene a Tor de' Cenci, da Ciampino a Roma Nord. Un vero inferno di conflitti etnici, devastazioni, baracche bruciate, esodi di massa e presunti sommovimenti sottotraccia, che non accennano a placarsi.

L'ultimo capitolo della saga nomadi ieri pomeriggio quando un incendio di vaste proporzioni è divampato vicino al campo nomadi di via Candoni, in un’area degradata dove sono andate a fuoco sterpaglie e rifiuti. Sul posto sono interventuti la polizia locale e i vigili del fuoco.

Ancora da chiarire la cause delle fiamme, ma se si trattasse di un rogo doloso non ci sarebbe nulla da meravigliarsi visti e considerati i recenti accadimenti che hanno sconvolto la quotidianità dell'insediamento di Castel Romano. Che, è bene ricordarlo, ha vissuto nel mese di giugno la partenza dei 150 rom alla volta dell'ex insediamento sgomberato de La Martora, alla fine stanziatisi a due passi dal campo di via Salviati, terra di confine tra Colli Aniene e Tor Sapienza, dove proprio ieri i residenti hanno organizzato una manifestazione di protesta.

Sulla precaria situazione degli esodati, accampati senza né acqua né corrente, ha lanciato l'allarme il presidente dell'associazione Vivere a Colli Aniene, Antonio Barcella: «Finora – spiega a Cinque – c'è stato solo il monitoraggio da parte del Campidoglio che ora deve prendere posizione e stabilire il numero di nomadi che dovranno risiedere qui in condizioni sanitarie dignitose. A noi risulta che il campo autorizzato di Via Salviati sia stimato per 150 persone, quando ce ne sarebbero oltre 300. Con i nuovi arrivati da Castel Romano saremmo a 450 e quindi l'insediamento non è in grado di reggere questa situazione».

A La Barbuta, invece, si vive ancora di calma, chissà quanto apparente. Al momento niente di paragonabile a Castel Romano, ma il rischio “esodo di massa” da parte delle famiglie rom non è da escludere. Sebbene finora il villaggio alemanniano della “solidarietà” ai confini col Comune di Ciampino abbia vissuto da spettatore i roghi e le devastazione dell'insediamento pontino, l'ex sindaco Alemanno lo annovera tra quelle situazioni bollenti: concetto espresso d'altronde nella conferenza stampa di qualche giorno fa quando ha spiegato che lo spostamento verso Tor de Cenci «non è ancora stato realizzato, ma è una voce diffusa tra i nomadi della Barbuta».

Dove vivono centinaia di famiglie, tra le quali gli sgomberati di via del Baiardo, ex campo in pieno XV Municipio intorno al quale ad inizio settimana è scoppiata la bagarre in consiglio municipale. Anche ieri il presidente Torquati ha confermato che «nessuna famiglia è arrivata nell'area, che tra l'altro – aggiunge il giovane piddino – non è nemmeno di proprietà dell'amministrazione comunale. Adesso cercheremo di interloquire con Regione e Ministero per vedere cosa fare», ossia decidere la destinazione d'uso di quel terreno.

Il minisindaco attacca poi l'ex Giacomini e alleati: «Ci hanno lasciato una serie di insediamenti abusivi nei pressi del Tevere e dovrebbero preoccuparsi piuttosto di farci sapere quello che hanno realizzato in questi anni visto che l'attuale presidenza è vuota di qualsiasi documento sulla sicurezza. Sinora – chiosa Torquati – abbiamo accertato la presenza di un insediamento abusivo nel Municipio: rendiamo pubbliche queste informazioni poiché è una questione di correttezza e responsabilità; prima tutte queste cose non venivano fuori perché si negavano fino all'evidenza».

Dall'altra parte di Roma, invece, il centrodestra sollecita il sindaco in merito a Tor de' Cenci: il capogruppo Pdl Belviso ha chiesto a Marino di rassicurare i residenti, escludendo qualsiasi ritorno rom nell'area, e altresì di confermare la destinazione dell'area a deposito Atac (cosa che ha già fatto la giunta Santoro due settimane fa con apposita delibera, ndr). Mentre su Castel Romano e La Barbuta la bella Sveva ha richiamato l'attenzione del Prefetto: «L'assenza delle autorità comunali alle tematiche in questione ha permesso un'escalation preoccupante di atti di vandalismo e illegalità all'interno delle strutture. La situazione sta degenerando».

Marco Montini

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