La crisi “morde” ancora e le imprese restano pessimiste

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Le aspettative delle imprese di Roma e provincia, per il secondo quadrimestre 2013, restano negative. Questo il dato principale che emerge da un’indagine congiunturale fatta su un campione di 702 imprese del territorio che ha come obiettivo quello di raccogliere e analizzare le previsioni sull’andamento delle principali variabili aziendali. Lo studio è curato da Asset Camera, Azienda speciale della Camera di Commercio di Roma, con la collaborazione tecnica della Luiss Business School e dell’istituto di ricerca SWG. Tra i pochi segnali positivi c’è la crescita, rispetto all’indagine congiunturale precedente, della quota di aziende che crede che il proprio fatturato interno rimarrà prevalentemente stazionario. Entrando nel dettaglio, il 40% delle imprese si aspetta una diminuzione del fatturato prodotto nel mercato interno, il 20% una “forte riduzione” e il 31% un andamento stabile. Il 60% delle imprese mantiene una visione negativa sull’andamento delle vendite, ma nell’indagine precedente tale percentuale superava il 70%.

Mercato del lavoro. Circa il 20% delle imprese romane prevede una contrazione dei propri addetti a tempo indeterminato e questo riguarda praticamente nella stessa proporzione laureati, diplomati e non diplomati. Solo il 2% prevede un aumento del numero di addetti a tempo indeterminato. Scende al 16-17% la percentuale di imprese che prevede di ridurre il numero di addetti con contratti a termine, e sale a circa l’80% quelle che indicano stazionarietà.

Investimenti. Le aspettative sui nuovi investimenti confermano un dato già riscontrato nel primo quadrimestre dell’anno. Il 63% delle imprese dichiara che non pensa di realizzare alcun tipo di nuovo investimento. Il comparto manifatturiero e il comparto dei servizi alla persona sono relativamente meno pessimisti riguardo le aspettative di nuovi investimenti. L’agricoltura è il comparto dove è nettamente più alta (il 73,5%) la percentuale delle aziende che nel prossimo futuro non intende investire. Tale percentuale è alta anche nelle imprese del comparto turistico (72,9%).

Questioni finanziarie. Negativa è la visione sulle tre questioni cruciali della gestione finanziaria delle imprese: per la disponibilità di finanziamenti dalle banche il 61% dichiara un’aspettativa peggiore; la percentuale scende al 53% per il costo del debito con le banche mentre la riscossione dei crediti la percentuale è del 56%.

Situazione economica generale e i principali fattori negativi che ostacolano l’impresa. La situazione economica generale è considerata peggiore o molto peggiore di quella del precedente quadrimestre dal 70% delle aziende, il 21,8% intravede una situazione analoga alla precedente mentre il 6,2% indica un tendenziale miglioramento. Il principale ostacolo alla crescita è rappresentato dalla crescente contrazione del mercato interno (42,6% del campione); il continuo aumento dei costi di produzione è ancora una volta il secondo ostacolo; relativamente meno sentiti sono i problemi della produttività e delle infrastrutture economiche e dei relativi servizi.

Strategie per superare gli ostacoli e recuperare competitività. Anche nel secondo quadrimestre del 2013, il recupero di efficienza e la riduzione dei costi generali risulta essere la strategia maggiormente adottata dalle imprese per rispondere alle attuali difficoltà competitive (51,3% del campione). Al secondo posto si trova il miglioramento del “valore” offerto e percepito dal mercato su cui punta il 18% delle imprese. Solo il 7% ricorre ad alleanze strategiche mentre il 3% delle imprese dà vita a processi di internazionalizzazione. L’1,7% pone l’innovazione al centro del proprio piano strategico mentre il 7,3% delle imprese punta sul miglioramento della qualità delle risorse umane.

“I risultati dell’indagine – afferma il Presidente di Asset Camera, Stefano Venditti – fotografano una situazione che era e resta molto pesante per le aziende del territorio romano. Purtroppo, non si intravedono segnali positivi e le imprese sembrano rassegnate a giocare in difesa a causa del clima generale di sfiducia. Il dato è maggiormente negativo se si considera che la gran parte delle imprese adotta politiche di riduzione dei costi generali per uscire dalla crisi e solo una piccolissima parte punta invece su innovazione, reti d’impresa e internazionalizzazione. Lo studio – conclude Venditti – mette in luce la necessità di uno shock, uno shock di sistema in cui tutti si facciano carico della loro parte: governo, parti sociali, enti locali, istituzioni e sistema delle imprese. Il rischio è quello di un avvitamento senza ritorno del sistema economico”.