Scuole a pezzi: infiltrazioni, degrado e futuro incerto

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Come (e dove) reperire i fondi per la manutenzione scolastica? Una delle sfide del nuovo sindaco, e con lui dei futuri presidenti di Municipio, sarà proprio quella di riuscire a destinare una quota importante di un budget sempre più esiguo alla messa in sicurezza e alla sistemazione di strutture obsolete, pericolanti e degradate. E sempre meno a misura di alunno come invece dovrebbe essere.

Perché quello che emerge, da ogni ex circoscrizione, è un quadro desolante. E il pericolo, per gli studenti, è ritrovarsi, a settembre prossimo, con gli stessi disagi. A due settimane dal “rompete le righe” le incognite restano tante e apparentemente immutabili, e non solo perché nel frattempo l’agenda politica è fagocitata dalla campagna elettorale. Basta citare i 32 casi di somma urgenza sottolineati dal consigliere Masini (Pd) per rendersi conto che l’elenco delle criticità è lungo e di difficile soluzione. Senza contare la scia di problemi di natura ordinaria, apparentemente semplici da risolvere, che invece creano imbarazzo ai vari minisindaci.

Guardando la lista con ottimismo, due esempi positivi ci sono. Il primo viene dalla scuola per l’infanzia Romolo Balzani di Torpignattara, riaperta agli alunni il 14 maggio scorso dopo una chiusura di due mesi dovuta ad alcuni cedimenti strutturali: una riapertura parziale, ad essere precisi, perché la mensa e la palestra restano interdette in attesa dell’approvazione del progetto di consolidamento, ma i bambini della comunale hanno già potuto rimettere piede in aula mentre quelli della statale, ospitati in due edifici poco distanti, rientreranno all’inizio del nuovo anno scolastico. Altra schiarita all’orizzonte quella proveniente dalla Sciascia di Villa Bonelli, dove i lavori sono ripresi da alcune settimane.

Dopo l’evacuazione, lontana ormai otto mesi e mezzo, si è perso parecchio tempo per gli adeguamenti alle diverse normative ma adesso si procede speditamente con l’obiettivo di ripristinare la totale agibilità della struttura per settembre. Una tempistica fattibile, a detta degli stessi tecnici, che però non escludono l’ipotesi di una riapertura “in progress”, per aree diverse a opere ancora in corso e in via di ultimazione. Se le belle notizie arrivano col contagocce, le criticità fioccano e sono ben lungi dalla soluzione, temporanea o definitiva. In centro le carenze strutturali riguardano l’elementare IV Novembre, il liceo Virgilio, l’istituto professionale Carlo Cattaneo e la Baccarini, dove almeno il problema della mancanza d’acqua è stato risolto. In III Municipio, solo per citare i casi limite, la Giovanni Paolo I versa in gravi condizioni di degrado: infiltrazioni, bagni usurati, pavimentazione sconnessa, intonaci scrostati, cornicioni pericolanti edilizio.

I fondi per la manutenzione c’erano, ma sono stati dirottati altrove. In V la Pisacane “vive” da 25 anni tra fili scoperti, imposte arrugginite, nessuno spazio esterno. I finanziamenti qui sono stati bloccati, ma il Municipio sta intervenendo per il rifacimento dei cornicioni e delle facciate. Gli arredi fatiscenti sono il minimo: tante, troppe scuole devono fare i conti con problemi di spazio e sovraffollamento e sarà così anche a settembre, quando la campanella tornerà a suonare. Così viene naturale chiedersi perché alcuni spazi siano completamente abbandonati a se stessi: come l’istituto Parini, a due passi dal luogo dell’uccisione di Valerio Verbano, o l’asilo nido di Castel Giubileo, chiuso all’inizio di quest’anno per la “mancata salubrità degli ambienti”. «Ci avevano assicurato che la ristrutturazione sarebbe partita a breve – afferma il candidato minisindaco Paolo Marchionne – ma le risorse non sono mai state stanziate. E le liste d’attesa continuano ad allungarsi». Il problema principale, insomma, resta quello dei soldi. Così bisogna affidarsi all’ingegno.

«Mettiamo i locali a disposizione dei privati, al di fuori dell’orario di normale attività – propone Marco Palma (Pdl) -. In questo modo ogni dirigente potrebbe ricavare un profitto da reinvestire sulla scuola». «Diamo la possibilità di installare pannelli fotovoltaici sui tetti degli istituti – dice invece Giammarco Palmieri, candidato alla presidenza – chi aderirà potrà utilizzare e forse vendere energia elettrica, in cambio dovrà occuparsi della manutenzione».

Diego Cappelli