Elettrosmog, allarme a Segni

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Valle del Sacco sempre più valle dei veleni. Non solo per quello che succede a terra, ma anche qualche metro più in alto. Eppure con gli stessi effetti deleteri, e forse ancor più subdoli, per la salute dei residenti. Il pericolo inquinamento, stavolta, si chiama elettrosmog ed è causato dalla proliferazione selvaggia di decine e decine di antenne radio e tv. Che in alcuni casi generano valori di oltre 60 volt per metro, al limite o al di là della soglia consentita per legge, molto al di sopra dei valori “di attenzione” fissati (in Italia) a 6 v/m.

Il comune di Segni, presso le cui mura poligonali, risalenti al V° secolo a.c., è concentrato un vero e proprio ammasso selvaggio di ferraglia elettromagnetica che si perpetua indisturbato da anni, capeggia la classifica degli “sforamenti”: è quanto emerge dal recente rapporto Arpa-Cirps, è quanto cercano di gridare cittadine e cittadini che, nel corso degli anni, hanno subito lutti e malattie, nel silenzio di indagini epidemiologiche mai disposte.

«Una realtà sconcertante – sostiene Giovanni Teodoro, coordinatore di Noelettrosmog Roma, gruppo che dal 2003 riunisce numerosi comitati, associazioni e movimenti del territorio capitolino con l’obiettivo di accrescere la sensibilità delle istituzioni nei confronti dell'inquinamento elettromagnetico e delle sue fonti – ma lasciata cadere nell’oblio dalle autorità preposte: per questo intendiamo rilanciare un appello, rivolto anche alla magistratura, affinché sia fatta luce una volte per tutte sulle pesanti responsabilità che avvolgono da anni il mistero della inamovibilità di questi impianti».

Così come a Segni, la situazione resta preoccupante anche a Rocca di Papa, Guadagnolo e al quartiere romano della Balduina (Monte Mario). «Il paradosso – continua Teodoro – è che trattasi di siti da abbandonare e riqualificare, per i quali è stabilito il trasferimento degli impianti in altre aree, giudicate più idonee. Ad oggi, però, non solo il trasloco non è avvenuto, ma gli stessi impianti, spesso potenziati, continuano a inquinare senza sosta». 

Diego Cappelli