Ardeatino, una vita da occupanti sognando una casa (FOTO)

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Il problema delle abitazioni in una grande città come Roma assume una rilevanza drammatica. Da troppo tempo le persone che non possono acquistare un’abitazione sono costrette a cercare case in affitto, ma il costo della locazione è troppo elevato. Spesso le situazioni sociali si sommano e si moltiplicano sfociando in vere e proprie crisi economiche, laddove il ricorso a occupare edifici lasciati liberi aumenta con notevole frequenza. Il caso emblematico del palazzo occupato a via Erminio Spalla 53 è la naturale conseguenza della crisi delle abitazioni nella Capitale.

La storia comincia nel mese di giugno 2008 quando fu occupato l’edificio situato nel quartiere Ardeatino da molti nuclei familiari tra cui extracomunitari. Le famiglie che risiedono stabilmente nell’edifico sono giovani coppie o singoli con lavori precari. La difficile situazione economica italiana non assicura soluzioni immediate, mentre la società subisce forti squilibri che possono causare derive non più facilmente controllabili. I migranti stranieri che vivono nello stabile sono soltanto una minoranza. La solidarietà manifestata dai cittadini residenti nel Municipio VIII (ex XI) è totale, mostrando civiltà e rispetto.

Ma perché una palazzina così grande resta inutilizzata per molto tempo in una città come Roma, dove la grande emergenza abitativa è il primo problema all’ordine del giorno? Le persone che vivono nello stabile occupato ricordano la difficile situazione vissuta nel 2008. «Il palazzo a vetri era in uno stato di degrado perché abbandonato da anni – racconta Alessandra Magno, una signora che abita nell’edificio – con diversi lavori da realizzare per renderlo abitabile. Nel primo periodo eravamo sprovvisti di luce elettrica e dovevamo aspettare che arrivasse mezzogiorno per lavare i bambini, specie durante l’inverno».

Il disagio sopportato fu notevole ma ebbe una giustificata ricompensa derivante da un tetto sicuro dove dormire e vivere. Quando si entra nell’edificio, non può passare inosservato lo stato di degrado che è visibile negli spazi comuni. Appena si supera l’ingresso, a destra, nel sottoscala, si vedono molti passeggini per bambini mentre nel corridoio, a piano terra, sono distesi su alcuni fili appiccati al muro alcune camicie, fazzoletti, maglie e slip. Una bombola del gas e un secchio sono lasciati in un angolo, vicino a una porta che conduce alle scale per andare ai piani superiori. L’ordine non segue una regola precisa poiché gli spazi comuni sono utilizzati da tutti gli abitanti, mentre le esigenze di vita non possono venire al secondo posto.

La mattina, di buona ora, le persone escono a piccoli gruppi per andare a lavorare. C’è chi preferisce passare prima al mercato mentre alcune mamme accompagnano i figli alla scuola del quartiere. È come se fosse un vero e proprio condominio con momenti conviviali dove conoscere altre abitudini sociali, in virtù della presenza di diversi nuclei familiari composti di persone extracomunitarie. L’integrazione tra diverse religioni e tra differenti modi di pensare è un’assoluta necessità, diventando un punto di forza per aumentare quel grado di civiltà, troppo spesso dimenticato. 

Francesco Fravolini