Romana Confezioni, sit-in dei dipendenti

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Ventiquattro lavoratori da un anno senza stipendio e senza la minima idea di quale sarà il loro futuro. Questo il dilemma economico e umano, che stanno vivendo i dipendenti della Manifattura Romana Confezioni – storica azienda di Ariccia – che ieri hanno danno vita a un sit-in di dissenso contro la proprietà, imputata di non aver posto rimedio a una situazione ormai drammatica per oltre venti famiglie.
 
«E’ da giugno dell’anno scorso che non riceviamo stipendio – spiega arrabbiata un’operaia -. C’è un ritardo paradossale». Simil cosa può dirsi per il trattamento di fine rapporto relativo a tre ex dipendenti andati, da allora, in pensione, «che non hanno ricevuto – tuonano dal sit in – nemmeno un euro della liquidazione maturata dopo una vita intera di lavoro e sacrifici». Ad ottobre, inoltre, la Manifattura ha di fatto cessato l’attività di produzione in seguito al distacco della corrente elettrica da parte di Enel: «Non abbiamo un interlocutore poiché l’azienda è sparita, nel vero senso della parola, non sono più rintracciabili né la proprietaria, né i soci – conferma il legale dei lavoratori -. Sono state abbassate semplicemente le saracinesche, non c’è nessun atto formale di chiusura, non sono stati licenziati i lavoratori, né intraprese trattative sindacali seppur stimolate».
 
Il paradosso, dunque, è che ad oggi i 24 dipendenti della Mrc risulterebbero ancora in carico all’azienda: «E’ incredibile – prosegue l’avvocato -. Queste persone sono da mesi senza stipendio e non posso accedere agli ammortizzatori sociali. Stiamo agendo nelle sedi a disposizione, abbiamo azionato procedure di ingiunzione di pagamento presso il Tribunale di Velletri e abbiamo intrapreso la procedura fallimentare: avremo un’udienza a luglio». La speranza dei lavoratori è che l’azienda si presenti in quella sede e si arrivi quanto prima a una sentenza che «dichiari il fallimento della ditta. Il che – chiosa il legale – porterebbe alla nomina di un curatore fallimentare: interlocutore col quale decidere il destino di queste povere persone».
 
Marco Montini