Fiorucci, lunedì il quinto incontro. La sorte di 620 addetti appesa a un filo

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Vertenza Fiorucci: continua il braccio di ferro tra i vertici societari e i sindacati. Dopo l’ultimo incontro, tenutosi mercoledì scorso presso Unindustria, la proprietà Campofrio Group ha ribadito la propria contrarietà all’utilizzo dei contratti di solidarietà ma ha “aperto” alla possibilità di rivedere il piano di esternalizzazioni e accorpamenti di unità produttive, in modo tale da ridurre gli esuberi a 180 unità rispetto alle 250 previste.
 
A fronte, però, dell’azzeramento di tutta la contrattazione aziendale esistente da 30 anni all’interno della Fiorucci che comprende welfare, servizi, trasporti, mensa e polizza sanitaria. Un compromesso inaccettabile, per la Flai Cgil Roma Sud-Pomezia-Castelli: «Un deciso passo indietro – ha commentato il segretario Moranti – perché il progetto di licenziare continua e nello stesso tempo si prospetta l’impoverimento delle condizioni lavorative di chi rimane. Un sacrificio, quindi, del tutto inutile. Non possiamo accettare tagli verticali e indiscriminati, che non prevedono nemmeno l’accompagnamento alla pensione, e insistiamo su contratti di solidarietà e cassa integrazione a rotazione, strumenti più idonei a garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali e l’efficienza produttiva. Siamo consapevoli che nell’ultimo biennio c’è stata una netta erosione del capitale sociale, ma ci sono soluzioni alternative al licenziamento di oltre un terzo della forza lavoro».
 
Il quinto incontro con la proprietà si terrà lunedì prossimo, proprio allo scadere dei termini per la consultazione sindacale: da martedì in avanti, per altri trenta giorni, sarà l’assessore regionale al Lavoro Lucia Valente ad occuparsi del caso dello storico salumificio pometino. E dei suoi 620 dipendenti, la cui sorte continua a restare appesa a un filo. 
 
Diego Cappelli