Roma, disastro viabilità: Napolitano giura e il centro si blocca

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Per Roma quella di ieri è stata l’ennesima giornata nera sul fronte traffico e trasporti. La circolazione difficoltosa di bus, tram e auto private a causa del maltempo e dei tanti cantieri aperti è diventata paralisi a partire dalle 16, orario di inizio della cerimonia di insediamento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Dopo la cerimonia di giuramento in Parlamento, il neo eletto presidente ha deposto una corona d'alloro presso l'Altare della Patria e, infine, insieme al presidente del Consiglio, Mario Monti, ha salutato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e la sua giunta, che lo attendevano ai piedi dell'Altare della Patria. Ad applaudire il capo dello Stato tanti turisti e cittadini al grido di "Viva il Presidente". In cielo le freccie tricolori hanno "salutato" il primo atto ufficiale del secondo mandato del presidente Napolitano. Le procedure da “zona rossa” erano iniziate alle 7 del mattino, con lo sgombero dei veicoli a piazza Colonna, piazza Venezia, piazza dell'Ara Coeli, via dei Fori Imperiali, piazza del Quirinale, via del Quirinale, via Mazzarino e Gianicolo.

Nel primo pomeriggio sono stati chiusi diversi tratti tra via del Corso, piazza Venezia e piazza del Quirinale con circa 30 corse degli autobus che hanno subito deviazioni, rallentamenti o limitazioni di percorso, il tutto per permettere a uno schieramento interforze di “scortare” in sicurezza il Capo dello Stato da Montecitorio all’Altare della Patria per un tributo al Milite ignoto. Gli “accorgimenti” della questura hanno evitato il ripetersi di quanto accaduto domenica, quando Beppe Grillo non è riuscito a raggiungere il cuore della piazza Santi Apostoli, ma a farne le spese sono stati pendolari e automobilisti, alcuni dei quali “costretti” ad anticipare il rientro, altri prigionieri per ore sulle consolari. Il blocco della circolazione non è certo una novità per la capitale, recentemente fregiatasi della maglia nera a livello europeo per l’inadeguatezza del proprio sistema di mobilità, come non è un mistero che ad appesantire, se non affossare una situazione già di per sé problematica contribuiscano i tanti, troppi cantieri aperti sulle strade.

Che costano troppo, e che si trascinano oltre il lecito. Come quello per il prolungamento della linea tramviaria 8 da largo Arenula a piazza San Marco la cui conclusione, inizialmente prevista per il 30 aprile, è slittata a metà maggio ma probabilmente si tratta ancora di una previsione, più che di una certezza. Ciò che non è opinabile, invece, sono i quasi quattro milioni di euro spesi per aggiungere 400 metri di rotaie in poco meno di un anno. Per una stima “sanguinosa” nel caso in cui, come si augurano tanti pendolari, la tratta dovesse raggiungere in un futuro prossimo anche la stazione Termini, “lontana” un paio di chilometri. Se per il nuovo capolinea in piazza San Marco bisognerà attendere forse l’insediamento del nuovo sindaco, insomma, per il “prolungamento del prolungamento” si dovrà allora aspettare il mandato successivo.

Una “stonatura” che rimanda direttamente alla progettazione e “gestione” di cantieri più o meno grandi, più o meno “datati”. Decisioni prese a monte e che, a conti fatti, da qualche tempo paralizzano interi quadranti della Capitale riducendo intere arterie a semplici svincoli. Tralasciando i casi più annosi, come i lavori per la metro C e B1 o le voragini di via Comparini e via Dulceri, oggi a Roma si contano almeno 80 cantieri, alcuni dei quali aperti da oltre un anno, una ventina in fase di “lavorazione” nei pressi del centro storico, per lo più per interventi su cavi sotterranei, condotte idriche e rifacimenti del manto stradale. Un vero e proprio percorso ad ostacoli, per chi decide di entrare nel “cuore” della città ma anche per chi decide di uscirne, e per il quale non si vedono soluzioni a breve termine.

Che si aggrava in caso di concomitanti manifestazioni, cortei, comizi, concorsi pubblici o in caso di semplici piogge. Sia che si parli di utilizzo di mezzi privati, sia che si utilizzino bus, tram e metro, pendolari, cittadini e turisti sono accomunati dallo stesso triste destino: rimanere bloccati, arrivare in ritardo, fare i conti con restringimenti e interruzioni stradali in continua crescita. In poche parole con una mobilità a dir poco precaria, insufficiente, da risanare. Compito che spetterà al nuovo primo cittadino. E non sarà affatto un lavoro facile.

Diego Cappelli