Sanità, lacrime in barella: caos al pronto soccorso di Tor Vergata

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Attese che durano giorni interi. E’ ciò che accade ai malati del pronto Soccorso del Policlinico di Tor Vergata.

Una volta superata l’accettazione e fronteggiata l’emergenza, i pazienti vengono trasferiti alcuni stanzoni che costituiscono l’obi (Osservazione Breve Intensiva) finchè non passeranno al reparto specifico. La degenza in questo posto dovrebbe essere compreso tra un minimo di 3 ore fino ad un massimo di 24 ore. Ma all’obi del pronto soccorso del policlinico di Tor Vergata si arriva a rimanere per giorni e giorni, in condizioni non confortevoli: la permanenza si trasforma così in un vero e proprio calvario. L’obi è costituito da tre stanze (due per donne e una per gli uomini), tre corridoi e da una sala rossa per le persone più gravi. L’assistenza non è assidua a causa della carenza di personale, inferiore in proporzione al numero di pazienti.

«Siete tanti e non ce la facciamo», questa è la regolare risposta da parte dello staff ospedaliero ai pazienti, i quali sono costretti a dormire e a mangiare sulle barelle perché non ci sono tavolini a loro disposizione. Nel corridoio stazionano su entrambi i lati barelle sia di giorno che di notte. Coloro che dormono da giorni lì hanno difficoltà a dormire a causa delle luci accese 24 ore al giorno e non ha il campanello per avvisare il personale ospedaliero. Pertanto chi ha bisogno di assistenza deve chiamare a voce il personale di turno, svegliando così chi sta riposando o dormendo.

Alcuni pazienti lamentano inoltre l’irregolarità nella somministrazione delle terapie. «Sono venuta mercoledì scorso a causa di un’infiammazione, poi mi è venuta una stomatite e una cistite» spiega Marta, una giovane madre. «Un giorno una terapia mi è stata somministrata alle 1.45 di notte, non alle 22.30 come stabilito. Ho viste persone che sono state spostate dopo aver vissuto qualche giorno qui». E non solo. «Ho avuto una trasfusione dolorosa e si sono giustificati dicendomi che gli aghi sono difettosi» spiega Carla, una signora. «Il sangue – continua – mi è caduto addosso, sporcando così pigiama e coperte. A volte non ci sono le lenzuola. E senza paravento cambiano spesso le persone anziane mentre mangio. Vorrei che venisse qualche politico anche solo qualche ora per vedere la situazione. Se fossimo i loro parenti ci farebbero vivere in queste condizioni? Sembriamo buttati come sacchi di patate. Il personale stesso ci ha detto “siete voi che dovete protestare”».

La colazione avviene alle 10 e il pranzo alle 14, un disagio soprattutto per le numerose persone anziane. E molti lamentano le condizioni igieniche dei bagni. Sono inoltre pochi in proporzione al numero di pazienti: ben due bagni per 40-50 persone e due bagnetti nelle stanze più piccole. «I bagni sono sporchi –aggiunge Rosa, una signora- e da tre giorni mi pulisco con le salviettine umidificanti».

Agostina Delli Compagni

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