Malagrotta, l’ultimo giorno del tal quale

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Mille tonnellate di rifiuti in cerca di una casa. Da domani a Malagrotta ci sarà lo stop, come promesso dal decreto bis Clini, per il cosidetto tal quale proveniente dalla capitale. Per una buona percentuale, oltre l'80% circa, il ministro dell’Ambiente ha già trovato una sistemazione nelle province intorno a Roma.

Per le rimanenti tonnellate, oltre 400mila, si dovrà ricorrere all'invio fuori dalla Regione. Il problema è che il «tritovagliatore» di Rocca Cencia non è pronto, a causa di un incidente del camion che ne trasportava il motore dalla Germania. Dunque, almeno fino al 20 aprile, bisogna gestire il famigerato «tal quale», il rifiuto gettato nel cassonetto senza alcun trattamento. In attesa della firma di contratto fra la Colari e l'Ama, le due società titolari e responsabili degli impianti capitolini, sono già stati presi contatti con aziende del nord Italia.

Ma la soluzione sembra tutt'altro che a portata di mano. Le destinazioni sembrano essere l'A2A, l’azienda che gestisce i termovalorizzatori di Milano e Brescia, e l'Hera, che da gennaio controlla AcegasAps. E quindi anche un inceneritore con molta «disponibilità», come quello di San Lazzaro, indicato come una possibile destinazione. Il gruppo Hera (parlando anche a nome di AcegasAps) ha però ribadito con una nota «l’indisponibilità a ritirare rifiuti urbani indifferenziati non trattati prodotti in bacini territoriali diversi da quelli nei quali sono presenti i propri impianti di trattamento». Tradotto: è impossibile farsi carico del «tal quale» ma nessun ostacolo a gestire l’eventuale rifiuto già trattato. Chi di rifiuti romani non ne vuol proprio sentir parlare è l’assessore regionale all’Ambiente, il leghista Maurizio Conte: «Per portare in Veneto rifiuti solidi urbani da altre regioni è necessario il via libera della Regione e da parte nostra ci sarà sempre un no. Neppure se interviene il governo» chiarisce. Per portarli fuori dal Lazio servirebbe un accordo tra regioni.

Ma se fossero sottoposti a trattamento diventerebbero rifiuti speciali non pericolosi (tecnicamente con il codice CER 191212). In questo caso invece il mercato è libero e non servono autorizzazioni. «Portare i rifiuti fuori dal Lazio è una soluzione provvisoria, al massimo per un mese – ha chiarito il ministro Clini – Non è una furbata ma una cosa prevista dalla legge». Poi c’è la querelle tutta interna alla regione. Frosinone non sembra infatti mollare la presa. Ieri ennesima protesta davanti ai cancelli di Colfelice (vedi box in pagina). Il ministro non sembra però preoccupato.

«A Colfelice viene fatto quello che l'impianto deve fare – ha detto ieri Clini – produrre combustibile derivato dai rifiuti sulla base della legge, dell'autorizzazione ricevuta e sulla base della capacita. È uno scandalo – ha aggiunto Clini – che ancora non venga messo in evidenza che quell'impianto è utilizzato al 50%, pagato con soldi pubblici, con personale ce viene sottoutilizzato. È una cosa inaccettabile e non si capisce come sia ancora possibile che qualcuno possa raccontare che nell'impianto vengano depositati i rifiuti di Roma perchè none j vero: si tratta di un impianto industriale per produrre combustibile, lo produce, esce dall'impianto e ritorna a Roma».

L’unica possibilità di appello per le tante associazioni e comitati riuniti potrebbe arrivare dal tribunale amministrativo regionale, che il 18 aprile valuterà la relazione tecnica sugli impianti del ministro Clini. Malumori anche a Latina dove il presidente della Provincia Armando Cusani ha chiesto un Consiglio straordinario con Regione e ministero per affrontare il tema dei trasferimenti negli impianti. Anche qui non sono escluse proteste.