Roma, a via Gradoli cantine come case

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Annunciano “battaglia” i residenti di via Gradoli che da anni denunciano lo stato di pericolo delle cantine usate come case. E lo fanno con “l’arma” della denuncia.

«Abbiamo depositato presso la Procura della Repubblica di Roma una circostanziata denuncia, corredata di novantotto allegati, per complessive cinquecento pagine», racconta il comitato. Il nodo della questione, che va avanti dal 2009 sono le decine di cantine e seminterrati affittati per lo più a stranieri e trans, senza il certificato di agibilità.

In quei pochi metri quadri, angusti e abusivi, vivono persone e famiglie che col tempo si sono attrezzate improvvisando cucine e impianti di riscaldamento usando le bombole del gas senza rispettare le norme di sicurezza. Proprio l’esplosione di una di queste, quattro anni fa, fece venire allo scoperto la situazione di illegalità che imperversava in quella piccola viuzza vicino alla Cassia. Poi ci fu la volta dell’incendio che partì dal civico 96 e il caso dei sigilli al numero 65 dove una famiglia con bambino viveva in precarie condizioni igienico sanitarie. Da quel momento gli abitanti hanno iniziato a chiedere legalità. Che a più riprese si è cercato di ripristinare con raid della polizia locale, interventi di sequestro, procedimenti penali, sanzioni amministrative e anche pronunce del Consiglio di Stato.

Ma di fatto la situazione non è cambiata e a tutt’oggi in via Gradoli regna l’insicurezza. Il presidente del comitato, Carlo Maria Mosco, ha anche subito un grave atto intimidatorio lo scorso 25 marzo: ignoti hanno ricoperto di vernice e riempito di sigillante l’auto della moglie e il suo scooter. Il signor Mosco ha ricevuto la solidarietà di moltissimi romani che hanno deciso di far sentire la propria voce e indetto un “marcia” su via Gradioli.

La manifestazione è organizzata per sabato 13 aprile a partire dalle ore 18:30 e fino alle 20:00. «Sono invitati a partecipare tutti i cittadini e, in particolare, chiunque abbia a cuore la legalità, declinata sotto i profili più vari», ha annunciato in un comunicato il comitato che ha sottolineato: «La partecipazione dovrà dunque avvenire esclusivamente a titolo personale, senza alcuna strumentalizzazione politica». La precisazione «è d’obbligo», ha spiegato il presidente Mosco perchè in questi anni «l’aiuto di Comune e Municipio è stato limitato e inefficace. Anzi il Campidoglio recentemente ha dato l’ok per ridurre a 20 metri lo spazio minimo per chiamare uno spazio casa». E questo non aiuta la causa del comitato di via Gradoli.  

Elena Amadori