Colonna, scoperto call center con centinaia di lavoratori in “nero”

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Sognavano un lavoro sicuro. Hanno scoperto l’incubo dello sfruttamento. È la storia di centinaia di ragazzi impiegati in un centro servizi di Colonna che si sono ritrovati senza tutele contro datori di lavori che facevano un uso “disinvolto” della manodopera. Tutto è cominciato qualche tempo fa, quando decine di giovani si sono presentati nelle sedi Inps per chiedere la disoccupazione al termine del rapporto di lavoro e si sono sentiti raccontare che la società per cui lavoravano non li aveva assunti regolarmente.

A quel punto alcuni dipendenti si sono rivolti alle forze dell’ordine che hanno fatto scattare i controlli. Raccolte le necessarie prove, la guardia di finanza del comando provinciale di Roma,  l’altro giorno, ha fatto irruzione nel call center e ha trovato locali impeccabili e ben organizzati. Una società che appariva perfettamente organizzata. E che, infatti, aveva fatto cadere nella trappola neodiplomati e anche diverse casalinghe che avevano sperato di aver trovato un impiego duraturo. 

La società, con sede nella capitale, si occupava di effettuare chiamate telefoniche commerciali in tutta Italia anche per conto di affermate imprese nazionali. Aveva impiegato 235 operatori. Quello che i finanzieri hanno appurato è che un terzo di loro era “in nero”. Gli altri irregolari. I ragazzi, infatti,  erano stati costretti a concludere un contratto “a progetto” ma erano in realtà assoggettati ai vincoli di subordinazione tipici di un contratto di lavoro dipendente con il rispetto di un orario di lavoro prestabilito e alle dipendenze di un preposto con potere disciplinare.

La società grazie ai mancati versamenti delle imposte e dei  contributivi previdenziali e assistenziali, era riuscita a conquistare un posizionamento di tutto rispetto sul mercato sbaragliando la concorrenza degli altri operatori del settore, quelli regolari. Le fiamme gialle del gruppo di frascati, inoltre, nel corso della verifica fiscale avviata subito dopo il primo accesso, hanno appurato l’omesso versamento dell’iva risultante dalla dichiarazione annuale per un importo pari a oltre mezzo milione di euro, oltre che di ritenute fiscali per circa 200 mila euro.

I due amministratori della società sono stati denunciati alla procura della repubblica di Roma, per i reati di dichiarazione fraudolenta e di omesso versamento di ritenute certificate e di imposte, e dovranno rispondere della maxi sanzione di 1.500 euro per ogni lavoratore “in nero” alle dipendenze. Al fine di cautelare il credito vantato dall’erario per le imposte evase, le pene pecuniarie e gli interessi maturati è stato richiesta all’autorità giudiziaria l’applicazione del sequestro preventivo dei beni immobili e mobili nella disponibilità degli indagati.

Elena Amadori

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