Municipi, è caos dopo la riforma

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La riforma dei Municipi riscrive la mappa territoriale della città e rischia di cambiare i giochi in vista dell’appuntamento elettorale del 26 e 27 maggio prossimi. I partiti avranno per lo meno qualche grattacapo.

Il Pdl conferma la scelta di Gianni Alemanno per la corsa al Campidoglio e, a seguire, appare orientato a designazioni “dall’alto” per le diverse ex circoscrizioni, scelta che negli ultimi mesi ha prodotto la “diaspora” di tanti ex pidiellini. I Democratici, invece, spazzano via le ultime riserve sulla possibilità delle primarie: sia per il ruolo di primo cittadino, sia per l’elezione dei Consigli territoriali e dei rispettivi minisindaci, infatti, le candidature verranno decisi dai tesserati.

Un indirizzo chiaro, ufficializzato lo scorso fine settimana dalla direzione romana del partito. «L’approvazione dello Statuto di Roma Capitale e l’accorpamento dei Municipi, che passano da 19 a 15, segnano un passo indietro rispetto al decentramento e alla partecipazione democratica all’interno della città – aveva detto a margine della votazione Giovanni Barbera (Prc), presidente del Consiglio del Municipio Roma XVII – Con tale evento non solo si azzerano alcune identità territoriali, ma si renderà ancora più complicata la possibilità di coinvolgere i cittadini nelle scelte dell’Amministrazione comunale, tramite procedure di partecipazione popolare». Dichiarazione forse di parte, visto che il XVII è appena entrato a far parte del “grande” centro storico, ma che in ogni caso confligge con l’obiettivo del Pd, che cerca a tutti i costi il pieno riscatto, restituendo centralità e potere decisionale al suo elettorato.

Gli unici dubbi che restano riguardano la data delle primarie, che dovrebbero tenersi al massimo nella seconda metà di aprile, e la rosa di competitors pronti a darsi battaglia. Quelli sì che sono destinati a cambiare, almeno nei Municipi interessati dagli accorpamenti. Ad esempio nell’ex Municipio X, storicamente rosso, dove i “vecchi” candidati De Simoni e Morgia dovranno fare i conti con quelli provenienti dal collegio di San Giovanni. O nel neo Municipio IV, che potrebbe “ingolosire” fra gli altri il presidente Mastrantonio, reggente della “vecchia” ex VII circoscrizione, che per la nuova sfida potrebbe abbandonare i propositi di conquista dell’VIII Municipio. Tra nomi ufficiali e altri ufficiosi, quel che è certo è che i candidati saranno tanti, forse troppi. Anche per le primarie. Per questo la segreteria del Pd, per la corsa al Campidoglio o alle presidenze dei Municipi, si è riservata la possibilità di effettuare possibili scremature, in modo tale da scansare confondimenti e imbarazzi ma soprattutto evitare di favorire il centrodestra.

Chi sembra guadagnarci più di tutti dal nuovo statuto di Roma, e in particolare da tutte le polemiche nate dopo la sua approvazione, è il Movimento 5 Stelle. Che, sulla scia dell’esito della tornata per amministrative e regionali, si prepara a un nuovo exploit. Soprattutto nelle periferie. Per loro realtà come quella dell’VIII o del XIII, che li hanno fortemente premiati nelle ultime elezioni, sono più che una speranza. Con o senza primarie.

Diego Cappelli