Aeroporto Leonardo Da Vinci, battaglia sul raddoppio

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Una quarta pista da realizzare al massimo entro sette anni, un’aerostazione riservata ai voli Alitalia, una nuova stazione ferroviaria, il collegamento con un trenino elettrico su monorotaia. E attenzione all’ambiente e al risparmio energetico, anche grazie all’utilizzo di vetrate di pannelli fotovoltaici. Sono alcuni dei punti programmati da AdR per fare del Leonardo Da Vinci uno dei principali hub europei entro il 2044.

Per riuscirci, ci sono a disposizione 12 miliardi di euro, 2,5 da utilizzare nei prossimi dieci anni. L’obiettivo, per la società che gestisce gli scali romani, non è solo quello di arrivare a una “quota” di 120 milioni di passeggeri l’anno, ma anche quello di rispondere alla crisi economica e occupazionale attraverso la creazione di 230mila nuovi posti di lavoro, 30mila da qui fino al 2022.

Un piano ambizioso che, assicura AdR, procede nel pieno rispetto dei tempi e delle procedure nonostante i ricorsi al Tar presentati da Assaereo e alcuni vettori contro l’incremento delle tariffe e la battaglia legale, non vincolante ai fini del progetto, col Comune di Fiumicino per localizzazioni urbanistiche nei pressi dell’area interessata dal nuovo sedime aeroportuale.

Più vincolanti, almeno in teoria, restano però i pareri della Regione Lazio guidata dal neo governatore Nicola Zingaretti e soprattutto quello della commissione Riserva, che dovrebbe dare il lasciapassare in primis alla realizzazione della nuova pista sui campi di Maccarese e all’incremento dello scalo da 1300 a 2700 ettari di superficie. «Zingaretti in campagna elettorale si era detto più volte contrario all’espansione del Da Vinci – dicono i comitati “anti-raddoppio” – e favorevole a un’ottimizzazione delle strutture esistenti, speriamo non siano solo parole. Anche il nuovo Governo potrebbe voler rivedere l’accordo di programma, visti i diversi ricorsi. Se a fine 2012 eravamo pessimisti, adesso abbiamo qualche possibilità che il progetto non vada in porto. Per la città di Fiumicino sarebbe una bella vittoria».

Non la pensa così il primo cittadino di Roma: «Avevo promesso di sfondare con la mia auto i caselli se qualcuno avesse messo il pedaggio sul Gra – ha dichiarato il sindaco Gianni Alemanno a margine della firma, ieri in Campidoglio, del protocollo d'intesa tra Roma Capitale e Adr – e sono riuscito a impedirlo. Prometto di salire personalmente su una ruspa se qualcuno ferma ancora i cantieri di Fiumicino Due».

Dal fronte del “no” arriva la replica di Esterino Montino, candidato a sindaco del Comune traianeo: «Se Alemanno ha intenzione di salire su una ruspa per buttare giù i 1300 ettari di riserva statale del litorale romano – attacca – troverà il sottoscritto insieme ai trattori con tanto di aratro a sbarragli la strada. È ora di finirla con le intese e gli accordi che riguardano Fiumicino e non tengono in alcun conto gli interessi di questo territorio e di chi lo vive. Si possono raddoppiare i passeggeri senza raddoppiare il sedime dell’aeroporto. Fiumicino è stanca di essere una dependance di Roma e del suo sindaco, una terra di conquista al servizio della capitale».

Diego Cappelli