San Raffaele, speranze su Rsa e Day hospital

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Una flebile speranza in fondo al tunnel, dopo mesi vissuti nell'oscura penombra in cui aleggiavano solo nubi foriere di tempesta. Tempesta che è arrivata puntuale con le lettere di licenziamento e che ora potrebbe attutirsi se le voci emerse dall'ennesimo tavolo in Regione dovessero sortire gli effetti auspicati. Ancora una speranza, quindi, per la clinica San Raffaele di Velletri, la cui chiusura definitiva è da mesi dietro l'angolo, senza che le veementi proteste di lavoratori e cittadini, spalleggiate dall'intermediazione della politica locale, potessero far invertire la rotta. Della questione lo stesso sindaco Fausto Servadio si è fatto portavoce in seno agli organi sovracomunali, pur non centrando mai i risultati auspicati.

La faccenda è quindi arrivata persino in Senato, nella commissione sanità di Palazzo Madama, dove i rappresentanti delle sigle sindacali hanno evidenziato le storture del "caso Velletri", mettendo a nudo tutte le motivazioni per le quali la chiusura della struttura sia «da ritenere illegittima e profondamente ingiusta, tanto per la salute dei cittadini che per la stabilità sociale dei lavoratori». E' stato intanto rinviato a martedì l'incontro previsto per il pomeriggio di ieri, che avrebbe messo di nuovo intorno ad un tavolo la Asl Rmh, la Regione, i sindacati e la San Raffaele spa. In attesa di quanto di concreto emergerà da quella tavola rotonda non è più da escludere che almeno la Residenza sanitaria assistita (Rsa) e il Day hospital possano essere tenuti in vita. Di fronte ad una tale prospettiva i sindacati puntano oltre, chiedendo il mantenimento di tutti i reparti: una eventualità davvero remota, capace di far tornare di colpo il sole in una Velletri ingrigita dal peso di centinaia di lettere di licenziamento che hanno sconcertato l'intera cittadinanza.

Daniel Lestini