Nuove conferme su ipotesi Pizzo del Prete

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Il caso rifiuti o meglio il piano rifiuti sta diventando una barzelletta. Almeno per il modo in cui Comune di Roma e Regione Lazio cercano di comunicarlo e spiegarlo alla gente. Che l'argomento sia delicato e da trattare con i guanti è vero, ma i cittadini di Fiumicino e gli altri che gravitano nei pressi di Pizzo del Prete, a oggi l'ipotesi più percorribile e l'unica trapelata dalle dichiarazioni di Alemanno e Polverini sulla destinazione di un impianto (di che tipo?) definitivo in sostituzione di Malagrotta, meritano maggiore rispetto. E invece a mezza bocca, tra una parola strappata e due colte qua e là, quasi a microfoni e registratori spenti, il sindaco capitolino e la governatrice fanno le prove generali dell'annuncio ufficiale, quasi a testare le reazioni della folla.

La Polverini dice che non ha paura delle rivolte? Alemanno ha la tempra per prendere decisioni difficili? Bene, dovrebbero lasciare da parte schermaglie verbali, battibecchi e dichiarazioni attendiste, togliere di mezzo lo "scudo" Pecoraro e uscire definitivamente allo scoperto. Perchè oggi, a due mesi e mezzo dalla chiusura di Malagrotta, altre ipotesi al vaglio oltre a quella di Fiumicino non ce ne sono. A meno che non prendano tempo per far luce una volta per tutte sulla necessità o meno di una valutazione preventiva di impatto ambientale. Proprio ieri il capogruppo Pd alla Pisana, Esterino Montino, ha ricordato il veto posto dal ministro Galan sull’area di Pizzo del Prete, scatenando un vero e proprio putiferio e alimentando i sogni di “liberazione” dai rifiuti addirittura del sindaco di Riano. La Polverini in serata è intervenuta per mettere a tacere le polemiche: «Nell’intera area di Pizzo del Prete insistono alcuni vincoli paesaggistici che non impattano però nella parte, peraltro molto ridotta rispetto all’intera superficie, individuata per la realizzazione del progetto relativo all’impianto di trattamento e alla minidiscarica di servizio per rifiuti inerti», ha spiegato la governatrice.

«Ricordio inoltre al ministro Galan, che bene dovrebbe conoscere le procedure, che la Regione è tenuta a investire la soprintendenza ai Beni culturali soltanto nella fase di presentazione di un progetto definitivo e non nelle fasi ancora preliminari di individuazione delle aree geomorfologicamente idonee. A questo punto se Galan o suoi tecnici hanno una soluzione migliore possono sempre suggerirla». Eccola, l’ulteriore conferma che manca solo l’annuncio. In mattinata, come se ce ne fosse bisogno, era stato il prefetto-commissario Pecoraro a uscire allo scoperto dichiarando: «La Regione prevede la conclusione del piano con ulteriori impianti definitivi a Fiumicino. Per ora si parla di Fiumicino». Tre indizi, anzi quattro, fanno molto di più di una prova. Anche se l’ufficialità ancora non c’è. Anche perchè non si parla di altri siti, ma solo di Fiumicino. E allora, al di là di una raccolta firme, proposta fatta ieri dal consigliere comunale della lista civica “Noi Insieme” Luigi Satta. servirebbe una presa di posizione netta da parte della classe politica traianea. Canapini in primis, che ha sempre sostenuto il diritto di ultima parola (e di valutazione di un ipotetico impianto) da parte del Comune. Oppure vuole davvero rimanere sui propri passi e affidare la patata bollente al commissario?

D. Cap.