Madonna degli Angeli è nel degrado

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Cristo si è fermato a via Madonna degli Angeli. Conosciuto ai più come "Cecchina 2", il comprensorio di villette, situato a un tiro di schioppo dalla Nettunense, nel tratto di Albano, vive da tre anni una odissea fatta di degrado infrastrutturale. La pazienza delle 90 famiglie che vivono in quel cantiere a cielo aperto ha rasentato spesso il limite per poi sfociare perentoria dopo gli ultimi eventi. «Dal 2008 – spiega Marco – abbiamo preso possesso delle nostre abitazioni, ma da quel giorno siamo stati lasciati in balia delle onde». Mille le problematiche denunciate, zero le risposte ricevute: «Viviamo nel dimenticatoio – rimarca -. Ecco qualche esempio: abbiamo ancora acqua e luce di cantiere, non è stato passato il secondo strato di asfalto quindi ci sono i tombini rialzati di 15 centimetri da terra: un pericolo in cui sono incorsi bimbi in bicicletta. Inoltre è scoppiata una fogna e siamo da tempo con problemi igienico-sanitari non indifferenti poiché la raccolta delle acque scure ha inquinato le falde acquifere dopo essersi mescolata con le acque chiare».

E la lista nera non si ferma: «Il quartiere è completamente in preda ad erbacce, materiali di cantiere, tubi e cavi elettrici scoperti davanti i cancelletti delle case: manca ogni standard di messa in sicurezza. Basta una pioggerellina per allagare appartamenti e garage: si sono verificati due piccoli temporali tra luglio e settembre e il liquido biologico fuoriuscito dall’impianto fognario si è riversato nei box auto per la disperazione dei condomini». A chi dare la colpa? «Adesso c'è un rimpallo di responsabilità – specifica invece Maurizio – tra il Comune e le cooperative "Casa Castelli" che si scaricano a vicenda la responsabilità sul mancato completamento dei lavori. Palazzo Savelli, però, sta cercando di muoversi, facendo pressioni sul consorzio ma senza esito. Si prenda il collaudo finale: l’ingegnere comunale già prima aveva bocciato il consorzio spiegando quali fossero gli interventi da fare affinché tutto andasse bene, ma loro non hanno voluto sentire ragioni». 

 Marco Montini