Rifiuti, caso ancora senza soluzione

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Il problema dei rifiuti in via Zara, a Torvaianica, pare senza soluzione. L’intera strada, lunga più di un chilometro, è invasa su entrambi i lati da immondizia di vario genere, dalle bottiglie di birra fino al divano, al frigorifero o al materasso. Periodicamente l’assessorato all’Ambiente effettua una bonifica in alcuni tratti, ma nell’arco di poche ore la situazione diventa nuovamente drammatica, al punto che, durante lo scorso week end qualcuno ha deciso di risolvere “alla radice” il problema, dando fuoco ai rifiuti.

Ma le fiamme hanno immediatamente preso la sterpaglia, provocando un vero e proprio incendio, con lingue di fuoco alte più di due metri. Domenica è stato bruciato il ciglio della strada che guarda verso il quartiere di Martin Pescatore, il giorno prima, invece, a prendere fuoco è stata la parte opposta, quella verso il mare. In fiamme anche le campane per la differenziata, lasciate abbandonate dall’Amministrazione dietro il campo sportivo da quando a Torvaianica, ormai 6 mesi fa, è iniziata la raccolta porta a porta. Attorno alle campane si era ormai formata una vera e propria discarica a cielo aperto. Molti di questi rifiuti sono stati bruciati, così come i contenitori, scatenando una densa nube di fumo nero. Per domare le fiamme in via Zara sono intervenuti due mezzi dei vigili del fuoco di Pomezia, una macchina e un’autobotte.

«Vogliamo maggiori controlli – lamentano i cittadini – non è possibile continuare a vivere circondati dai rifiuti». E questa volta è andata pure bene: se le fiamme, prima che intervenissero i vigili del fuoco, avessero avuto il tempo di avanzare ancora, sarebbero arrivate al parcheggio, che nel week end era occupato da diverse automobili. «Poteva essere un disastro – continuano due testimoni – perché le macchine sarebbero potute esplodere. La paura c’è stata quando abbiamo sentito quattro o cinque piccole esplosioni, ma per fortuna si trattava di lattine o bottiglie di alcool: hanno sprigionato delle scintille che sembravano fuochi d’artificio».

Maria Corrao