Sciopero di 4 ore dei dipendenti Icts

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Hanno incrociato le braccia per 4 ore, dalle 10 alle 14 di ieri, delusi dall'ultima proposta della società: l'1% lordo in più al mese per tre anni. In cifre un'aggiunta di 13 euro tasse comprese in busta paga per chi lavora a tempo pieno (quasi nessuno, ndr). Una beffa, una soluzione inaccettabile per i 250 dipendenti "fiumicinesi" della Icts, multinazionale che si occupa del servizio di sicurezza in aeroporto, in particolare sui voli delle compagnie aeree statunitensi. La loro battaglia dura da oltre un anno e mezzo, e proprio quando sembrava che le trattative dure, durissime potessero portare al tanto auspicato sbocco, il rinnovo del contratto fermo al 2008 e di conseguenza di livelli di retribuzione in ghiaccio dal 2004, ecco arrivare la doccia fredda. «Una proposta che non può essere assolutamente accettata dai lavoratori», dice Elena Casagrande della Usb, sigla che, insieme a Cgil e Uil ha indetto lo sciopero.

«Per la stragrande maggioranza del personale, quasi tutto con contratto part time e a tempo determinato, vuol dire un aumento di circa 6 euro e mezzo lordi».  Non stiamo parlando di una società in crisi, visto che la Icts sta acquisendo negli ultimi tempi anche diversi appalti nelle metropoli. La crisi, semmai, è limitata al calo di passeggeri e di movimentazioni del sistema aeroportuale in genere. Anche per questo, solo pochi mesi fa, a causa dei problemi delle società di handling, era stato firmato un accordo che prevedeva l'osservazione della clausola sociale, utile al mantenimento dei livelli occupazionali e di entrate economiche anche a seguito di mancate commesse. Cosa c'entra, direte voi: qui si parla di sicurezza, non di handling. Obiezione respinta, perchè fra i compiti dei dipendenti Icts rientrerebbero anche alcune mansioni assimilabili agli operatori aeroportuali.  

«Ma in questo caso il contratto è riferito al commercio, e perciò non si potrebbe nemmeno accedere alla clausola sociale», continua Casagrande. «Una situazione abbastanza anomala, a cui la società non intende porre mano. Anzi continua a fare investimenti onerosi, senza però tutelare i suoi dipendenti. Il bello è che hanno fatto tante promesse in questo anno e mezzo di trattative. Poi, però, tutto l'impegno "verbale" si è sciolto come neve al sole».  Lo sciopero di ieri, a cui ha aderito quasi tutto il personale a tempo indeterminato tra Roma e Milano, potrebbe essere il primo di una lunga serie. Per adesso i disagi ai passeggeri sono stati limitati. «La prossima volta», annunciano i lavoratori, «la protesta durerà otto ore».

Diego Cappelli