Tbc, Tar: estendere i test anche ai bimbi nati nel 2010

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Il Tar del Lazio ha deciso di accogliere la richiesta del Codacons: il test per verificare la positività alla tbc sarà esteso a tutti i bimbi nati nel reparto di neonatologia del Policlinico Gemelli durante la permanenza dell'infermiera affetta da tubercolosi.

Fino ad ora i test avevano riguardato esclusivamente i bambini nati dal primo gennaio 2011. Tuttavia, secondo i giudici del Tar, «le conoscenze mediche attestano che la tbc può insorgere e manifestarsi anche con sintomi non evidenti» e ciò crea «incertezza sulla data di insorgenza della malattia nella stessa infermiera». Inoltre esistono «numerosi casi di bimbi nati nel 2010 e risultati positivi al test». Ai giudici non è apparso quindi adeguatamente motivato limitare i test volontari ai bimbi nati nel reparto nel 2011 ed escludere quelli nati in tutto il periodo di permanenza dell'infermiera nel reparto di neonatologia del Policlinico Gemelli.

Soddisfazione per la decisione presa è stata espressa dal presidente del Codacons, Carlo Rienzi, che ha sottolineato come il Tar abbia «mostrato sensibilità annullando una decisione abnorme e incomprensibile degli organi tecnici della Regione Lazio. Nello specifico, i giudici hanno riconosciuto il danno grave ed irreparabile insito nei ritardati accertamenti di bimbi nati nel 2010, ritardi che a lungo termine potrebbero addirittura annullare gli effetti positivi di una profilassi”. “Ora – ha concluso Rienzi – abbiamo chiesto alla Asl di fornire tutti gli atti relativi a procedimenti e sanzioni nei confronti del Gemelli e di altri ospedali per carenze nei controlli periodici del personale”.

Il caso dell’allarme tubercolosi al Gemelli è stato affrontato anche dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che, invece, in un'intervista uscita oggi su “Avvenire” difende l'operato dell'ospedale e invita a evitare allarmismi fuori luogo sulle malattie infettive. “Non si deve creare un allarmismo ingiustificato,  – ha commentato Fazio – perché non c'è alcuna epidemia di Tbc. Gli errori sono stati solo di comunicazione”. La scelta, operata al Gemelli, di sottoporre i bimbi a un test molto sensibile (il quantiferon) prima di eseguire le profilassi – esame “che probabilmente avrebbe dato falsi positivi, ma permetteva di ridurre il numero il numero di bambini da sottoporre a profilassi”- è, secondo il ministro, “corretta, ma non rientra nelle linee guida. Detto questo, la positività al test tubercolinico significa che una persona è entrata in contatto con il batterio, che è entrato nell'organismo. La probabilità che sviluppi malattia franca chi ha il test positivo è del 10%: per la metà questo avviene entro 2-5 anni. Più si va avanti con gli anni, e meno diventa probabile». Insomma, per il ministro non c'è motivo di preoccupazioni eccessive: “Dovremmo preoccuparci se ci fosse un aumento verticale di malati di Tbc, ma non c'è”.

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