Pd: no accordi, voto subito

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Il countdown è iniziato. Se Canapini non ci ripensa, tra 19 giorni il Consiglio verrà sciolto e un commissario traghetterà la città fino alle elezioni in programma la prossima primavera. E come era prevedibile, il "day after" diventa buono per tutti (anzi quasi tutti) per prendere posizione. Tra «voto sì o voto no» le dichiarazioni più sfumate all'interno dell'opposizione sono quelle di Luigi Satta, capogruppo della lista Civica Noi Insieme dopo la rottura con Fli, che afferma: «Comunque vadano le cose è ormai improrogabile un nuova fase politica per dare a Fiumicino quelle risposte che le sono mancate. I nostri cittadini sono stanchi delle false promesse. Hanno bisogno di certezze e di amministratori responsabili, che sappiano confrontarsi con la realtà e con questo particolare periodo storico». Poi tira l'acqua al suo mulino.

«Non è facile riconquistare la fiducia della città dopo una legislatura che non ha saputo dare risposte e ha peggiorato  la qualità della vita», conclude Satta. «E proprio per i momenti difficili che stiamo attraversando si dovrà concorrere a dare di più e fare della politica una missione, coinvolgendo la società civile, le associazioni, le liste civiche, le uniche a essere espressione del popolo». Angelo Caroccia, capogruppo dell'Udc, dopo una breve ramanzina allo schieramento di «destra-centro» pone invece una condizione: «Accordo subito o alle elezioni che», precisa Caroccia, «affronteremo con un nostro candidato e un nostro programma». Totalmente a favore dell'appuntamento elettorale sono invece Idv e Partito Democratico.

«Questo centrodestra abbia il coraggio di farsi processare dai cittadini in maniera democratica», incalza il dipietrista Claudio Cutolo, che giudica le dimissioni del sindaco «un atto di coerenza e consapevolezza dell'attuale quadro politico, con una frangia in perenne campagna elettorale che ora, nel tentativo di lavarsi la coscienza, è pronta ad addossare le colpe delle ultime due legislature esclusivamente a Canapini». «La città chiede un cambiamento radicale», continua Cutolo, «per provare a uscire da una impasse amministrativa e politica gravissima che ha bloccato ogni ipotesi di crescita e sviluppo». «No ad accordi di palazzo, subito al voto», tagliano corto i Democratici, «perchè Fiumicino non può permettersi di vivacchiare altri 18 mesi. Questa maggioranza sia per una volta responsabile e non ingessi il futuro del nostro Comune».

La sorpresa, anzi nemmeno tanto, è l'uscita dal silenzio del gruppo dei consiglieri Pdl vicini al sindaco Canapini, con tre "casi particolari" rappresentati da Miele, Romani e Sabbatini, che solo 20 giorni fa avevano espreso a chiare lettere la loro contrarietà all'operato del primo cittadino. In una lettera il Pdl "amico" (ma forse non troppo in casi eccezionali come questo) si produce in un'apologia accorata di Canapini, stigmatizza «l’azione intrapesa da parte di colleghi consiglieri e assessori, che a noi oggi appare strumentale e non motivata» e tira in ballo incredibilmente anche l'opposizione, che avrebbe «cavalcato il dissenso all'interno della maggioranza in Consiglio e nel periodo estivo con propaganda sui giornali e network locali». E' evidente che la paura fa novanta, perciò i consiglieri comunali di maggioranza (ma è chiaro che, in base a questo comunicato, le firme sono troppe o troppo poche), auspicano la possibilità di «ragionare insieme sulle urgenze della città e dei cittadini, per costruire insieme un programma di fine mandato serio e concreto che porti risposte per la comunità, in vista delle sempre scelte importanti che si dovranno assumere nei prossimi mesi». Mancano all'appello i "suggerimenti" di Biselli e soprattutto quelli dei noti "dissidenti", Gonnelli in testa. Ma è probabile che, invece di perdere tempo a scrivere comunicati stampa, si siano rivolti direttamente a chi di dovere.

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