Sequestrato anche il secondo depuratore

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Sigilli al secondo depuratore di Montecompatri. In questi giorni il corpo forestale dello Stato, su ordine dell’autorità giudiziaria, ha provveduto ad apporre i sigilli all’impianto di via Colonna. Nell’istanza del magistrato il supposto scarico al suolo del depuratore. Un’altra brutta tegola per il sistema di depurazione e smaltimento acque di Montecompatri, già provato dal sequestro del depuratore delle Carrarecce avvenuto lo scorso 3 agosto che, come noto, costrinse i cittadini per oltre un mese alla sospensione del servizio idrico durante le ore notturne. Nei giorni scorsi il sindaco di Montecompatri De Carolis aveva emesso un’ordinanza nella quale richiedeva all’Acea il completo ripristino del servizio idrico per non apportare ulteriori disagi alla popolazione.

Mentre, dunque, da quasi due mesi lo smaltimento delle acque del depuratore delle Carrarecce avviene con autobotti, identica sorte toccherà nei prossimi giorni anche all’impianto sequestrato il 22 settembre. «Per quanto ci riguarda – dicono da Acea – abbiamo già provveduto ad inoltrare richiesta di dissequestro del depuratore di via Colonna perché ancora prima dell’apposizione dei sigilli l’azienda aveva provveduto a ripristinare il corretto funzionamento dell’impianto». Ad attaccare è ancora una volta il consigliere di opposizione Francesco Ferri (Pd): «Negli ultimi anni l’Arpa ha elevato numerose sanzioni per decine di migliaia di euro al Comune di Montecompatri perché gli impianti di depurazione non erano a norma. Le sanzioni arrivavano a causa dell’inadeguatezza degli impianti di depurazione che scaricavano in tabella 3 invece che in tabella 4, quella relativa agli impianti che versano nei fossi che restano a secco per oltre 180 giorni l’anno. Quindi non ha nessuna valenza amministrativa il nulla osta rilasciato dalla Provincia di Roma nel 2009. Non si capisce il motivo per cui il Comune di Montecompatri e l’Acea hanno aspettato l’intervento della magistratura e quindi il sequestro dei depuratori per regolarizzare la situazione allo scarico. L’adeguamento dell’impianto fognario doveva avvenire nel momento in cui l’Arpa inoltrava al Comune le prime sanzioni. Che dovranno pagare salatamente tutti i contribuenti».