Stop ad Acqualatina, si volta pagina

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Stop ad Acqualatina.  Con la sentenza 4902/2011 del 1 settembre il Consiglio di Stato ha decretato che è pieno diritto dei singoli Comuni approvare o meno la Convenzione del Servizio Idrico Integrato. In sostanza è stato respinto il ricorso presentato da Acqualatina contro i Comuni dissidenti che si erano opposti fermamente alla Convenzione. La sentenza sancisce di fatto la fine di un’epoca e finalmente restituisce piena libertà di manovra ai Consigli comunali, che per anni (accondiscendenti o meno) si erano allineati alle direttive di Acqualatina.

Il giudizio netto espresso dal Consiglio di Stato rappresenta una vittoria storica per i cittadini che si erano espressi nei referendum di giugno ed in particolare per il Comitato Acqua pubblica Anzio- Nettuno, da sempre sensibile al tema. A questo punto i Comuni del litorale laziale possono finalmente intraprendere una nuova strada, al pari dei cittadini, che avranno i mezzi necessari per opporsi al pagamento delle maxi bollette arrivate a raffica negli ultimi anni. Ad Anzio la classe politica già intravede nuovi scenari, ipotizzando che il Comune possa riprendere in mano la gestione dell’acqua, mentre a Nettuno finora nessuno si è sbilanciato sulle prospettive immediate. Dal centrosinistra anziate arrivano le parole dure del segretario del Pd Ivano Bernardone.

«Dopo anni in cui il Pd ha denunciato con fermezza la gestione da parte di Acqualatina, ora gli amministratori di centrodestra si rendono conto improvvisamente che l’acqua è un bene pubblico- riferisce l’esponente democratico-. Con la delibera n.6 del 23 febbraio 2007 il Consiglio comunale di Anzio aveva deliberato di procedere a tutti gli atti necessari per uscire da Acqualatina, ma le amministrazioni di centrodestra che si sono succedute non hanno mai proceduto con atti concreti. Ora la sentenza del Consiglio di stato (unita all’esito dei referendum) certifica che quella delibera diceva il giusto. Speriamo che il sindaco Bruschini ed il suo staff siano finalmente decisi ad intraprendere la via della ripubblicizzazione del servizio idrico».