Allarme baraccopoli. La paura dei residenti

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I residenti del Borghetto dei Pescatori da mesi denunciavano la presenza di enormi baraccopoli a ridosso dello storico quartiere. Casupole fatiscenti, agglomerati dove vivono intere famiglie, le ex rimesse utilizzate decenni prima dai pescatori per custodire le reti. Uno scenario di desolazione e pericolo, proprio in un’area in cui dovrebbe sorgere un asilo e un parco, inseriti nei piani di espansione del borgo. Senzatetto che si riscaldano con bombole a gas e cucinini a due passi dai campetti di calcio dove ogni giorni si allenano decine di bimbi e giovani. Solo lo scorso anno ben due clochard erano deceduti tra le tendopoli costruite nella zona. Giovedì la tragica fine è toccata a una 43enne polacca, uccisa dall’incendio divampato nella sua baracca in via dei Pescatori, insieme al suo cagnolino.

Il marito della donna, al lavoro al momento del rogo, è arrivato al Borghetto quando ormai le fiamme avevano cancellato la sua vita. Inutili purtroppo i seppur rapidi interventi dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri di Ostia che al momento non possono escludere nemmeno l’ipotesi di un suicidio. La disperazione è quotidianità quando si vive ai margini. Le polemiche sui mancati interventi di messa in sicurezza dell’area, dopo le tante denunce e la conta dei morti, sembrano oggi inutili. Come appare evidentemente impossibile nella Capitale d’Italia, riuscire a trovare un equilibrio tra sgomberi forzati e un’accoglienza umana, tra desiderio di sicurezza e necessità di una politica alloggiativa concreta. «Noi viviamo qui da un paio di anni, non diamo fastidio a nessuno. – sussurra quasi Pavel, giovane polacco vicino di “casa” della vittima di giovedì, con gli occhi ancora pieni delle immagini di devastazione e fiamme del giorno prima – Io e la mia compagna facciamo lavoretti saltuari, abbiamo cercato un appartamento a basso prezzo ma per ora non siamo riusciti ad andarcene da questa tendopoli. Prima vivevamo nella pineta, poi la polizia ci ha sgomberati e siamo venuti qui. Certo abbiamo paura a vivere così, ma non abbiamo scelta». 

Valeria Costantini